Italia Germania 4-3 cinquant’anni fa la partita del secolo [VIDEO]

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Tutti sanno di cosa stiamo parlando. È avvenuto esattamente 50 anni fa, anche allora di mercoledì. C’è chi l’ha vissuta direttamente, chi ne ha sentito solo parlare, chi ha visto le immagini in televisione o su Internet. Italia-Germania Ovest dei Mondiali di Messico ‘70 è storia, non solo del nostro calcio ma anche del nostro Paese. Perché questa partita non è stata solamente un incontro di calcio tra due nazionali, non rappresenta unicamente una semifinale mondiale ma è l’emblema di una rivalità storica, una delle sfide più emozionanti e tra le più famose della storia del calcio, definita apposta “la partita del secolo”.

IL CAMMINO DELL’ITALIA – La nostra nazionale non aveva però entusiasmato fino a quel momento. Molte furono le polemiche che ruotarono attorno alla squadra di Ferruccio Valcareggi: al “sacrificio” di Lodetti e alla famosa “staffetta” tra Mazzola e Rivera (nel primo tempo giocava l’interista, nel secondo il milanista) si aggiunse anche il gioco poco brillante e poco convincente espresso dagli azzurri. Però, nonostante tutto ciò, eravamo in semifinale. La rosa dei 22 convocati era formata, nella maggioranza, da giocatori di proprietà del Cagliari neo-campione d’Italia e dai grandi fuoriclasse delle milanesi che avevano vinto tanto in Europa e nel mondo negli anni sessanta.

L’Italia si trovava nel gruppo 2 con Uruguay, Svezia e Israele. Il cammino degli azzurri cominciava da Toluca, dove ci attendevano gli svedesi. Vincemmo 1-0 con gol di Domenghini e, poi, le successive due partite terminarono a reti inviolate. Questo però ci bastò a passare il girone da primi. Ai quarti l’avversario fu il Messico padrone di casa, che venne battuto per 4-1. Fu questa la prima partita in cui la nostra nazionale finalmente riuscì a sbloccarsi in attacco (2 gol Riva e un gol Rivera), ma, soprattutto, fu la prima volta a cui assistemmo alla celebre “staffetta”.

IL CAMMINO DEI TEDESCHI – La Germania Ovest, al contrario dell’Italia, dimostrava di avere una marcia in più. Ciò era sicuramente dovuto al girone non irresistibile dei tedeschi con Marocco, Bulgaria e Perù. Infatti, la squadra di Helmut Schön vinse tutte e tre le partite del girone arrivando prima agilmente.

Ma fu ai quarti di finale che i tedeschi dimostrarono di essere tedeschi. Contro l’Inghilterra campione in carica e sopra di due reti fino ad una ventina di minuti dalla fine, avvenne una rimonta che ha dell’incredibile. Prima Beckenbauer e poi Seeler indirizzarono il match ai supplementari, dove decise il gol del solito Gerd Müller. In semifinale, dunque, Italia-Germania.

LA PARTITA: I TEMPI REGOLAMENTARI – Nessuno poteva immaginare, alla vigilia, di stare per assistere ad un evento storico. Allo Stadio Azteca di Città del Messico c’erano oltre cento mila spettatori. Il fischio d’inizio del signor Arturo Yamasaki, era previsto per le quattro del pomeriggio (mezzanotte italiana) e, fin lì, Italia-Germania aveva il valore di una semplice partita di calcio, anche se era comunque un incontro tra due grandi nazionali che valeva l’accesso alla finale dei Mondiali. Le voci pronte ad accompagnare l’evento nel Belpaese erano quelle di due dei più grandi giornalisti e commentatori del tempo: Nando Martellini per la diretta televisiva ed Enrico Ameri per quella radiofonica.

E c’è da dire che, se andiamo ad analizzare tutto ciò che successe nei tempi regolamentari, di emozionante e avvincente non abbiamo molto. Furono gli azzurri a sbloccare la partita, grazie ad un bel gol di Boninsegna dal limite dell’area al minuto 8 del primo tempo. Da li in poi, il “gioco all’italiana” la fece da padrone: la partita della nostra nazionale diventava più difensiva che mai, volta ad arginare gli attacchi dei tedeschi che, però, non riuscivano a mettere il pallone alle spalle di Albertosi.

Quando ormai tutto sembrava in cassaforte, per gli uomini di Valcareggi arrivò la doccia gelata. Al secondo minuto di recupero (cosa molto insolita allora) il milanista Schnellinger decise di segnare il suo primo e unico gol in nazionale nel momento peggiore che potesse scegliere. Questo gol fu una beffa per gli italiani, arrivato quando si era a tanto così dal traguardo della finale. Ma, a posteriori, possiamo dire che questa segnatura fu l’inizio di tutto. Grazie a questo gol, le due nazionali andarono ai tempi supplementari e fu proprio tutto questo che fece cominciare, in maniera inaspettata, un’altra partita: quella che appunto verrà ricordata come “la partita del secolo.

I TEMPI SUPPLEMENTARI – Se c’è un motivo per cui questo match è stato ribattezzato in questo modo, molto lo si deve ai tempi supplementari che definire movimentati e folli è dir poco. Cinque reti segnate in mezz’ora da giocatori con 90 minuti nelle gambe, il modo in cui tutto avvenne, in cui gli eventi si susseguirono, Beckenbauer con il braccio fasciato che restò eroicamente in campo, la consapevolezza di aver ormai perso al gol del 2-1 di Müller che si trasformò in un urlo di gioia infinito al 4-3 finale di Gianni Rivera. L’agonismo prese il sopravvento sulla tattica, gli schemi saltarono e cominciò, perciò, lo spettacolo meno atteso. Le emozioni di quei tempi supplementari valerono, da soli, quelle di tutta la partita.

La trasformazione di quella partita da normale a leggendaria avvenne al minuto 4 del primo tempo supplementare, quando una disattenzione difensiva commessa da Poletti e Albertosi consentì a Gerd Müller di trovare la rete del vantaggio tedesco. Un gol molto strano, quasi goffo vista la traiettoria lenta con cui la palla varcò la linea di porta. Ma tutto ciò non ebbe tanta importanza perché per l’Italia oltre al danno, arrivò anche la beffa. A quel punto, in una partita normale, chi sarebbe riuscito a riprendere a giocare con le stesse forze e la stessa concentrazione?

Ma quella non fu una partita come le altre, e lo si capì quando, 4 minuti dopo il vantaggio dei tedeschi, a pareggiare fu un giocatore che, a malapena, superava la metà campo: Tarcisio Burgnich. L’allora terzino dell’Inter fu bravo a sfruttare un errore di Held, che non riuscì a spazzare via il pallone dall’area di rigore dopo una punizione battuta da Rivera. Il numero 2 azzurro battè Maier da pochi passi e realizzò, così, il gol del pareggio: 2-2.

E la convinzione che quella sarebbe stata una partita fuori da ogni logica aumentò quando la nostra nazionale passò addirittura in vantaggio. Poco prima della fine del primo quarto d’ora di gioco, un contropiede perfetto venne finalizzato da Rombo di tuono, Gigi Riva. Servito dalla sinistra da Domenghini, il centravanti del Cagliari prima fece fuori Schnellinger con un grande dribbling e poi battè Maier con un sinistro ad incrociare sul secondo palo. Il primo tempo supplementare terminò così 3 a 2 per l’Italia.

Anche nel secondo tempo, le due squadre fecero rischiare l’infarto ai loro sostenitori. Al minuto 110, la Germania Ovest trovò il 3-3 sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Il pallone fu indirizzato a Seeler che colpì di testa nella speranza di trovare qualche suo compagno libero. E così avvenne. Fu sempre il solito Müller a buttarla dentro e a mantenere vivi i sogni dei tedeschi di raggiungere la finale. Ma, in quel gol subito dagli azzurri, ci fu una grossa responsabilità di uno dei giocatori più importanti della nostra squadra.

Perché Gianni Rivera era sul palo, in quel momento. Albertosi glielo aveva anche detto: “Se la palla arriva lì, è tua. Ma qualcosa andò storto: il pallone passò tra il piccolo spazio che c’era tra il palo e Rivera e si insaccò in rete. Già il Mondiale dell’allora Pallone d’oro in carica non era stato stratosferico, come d’altronde quello di tutta la squadra. Prima le polemiche con la Federcalcio, poi la “staffetta” con Mazzola e ora questo. E così che egli stesso disse (forse ad Albertosi che lo insultò a causa dell’errore): “Ora per rimediare posso solo andare a far gol”.

E infatti non passò nemmeno un minuto e la frase pronunciata dal fantasista del Milan si rivelò profetica. Boninsegna dalla sinistra saltò Schulz e si dirisse verso l’area di rigore della Germania. La palla venne servita all’indietro e lì, pronto ad aprire il piatto destro, ci fu proprio lui. Il tiro non fu forte ma angolato. Il portiere venne preso in controtempo e si dirisse nel verso opposto al pallone. Rivera segnò e si riscattò alla grande. Anche lui lasciò il segno in quella partita che, a questo punto, diventò subito storica.

Che meravigliosa partita, ascoltatori italiani. Queste parole, pronunciate da Nando Martellini dopo il gol del 4-3, sono diventate leggendarie e, col tempo, hanno assunto il ruolo di vero e proprio slogan dell’incontro stesso. Avevamo sofferto, eravamo disperati, avevamo gioito, eravamo stati due ore davanti al televisore fino a tarda notte ma ne valsa la pena: avevamo raggiunto, nel modo più incredibile possibile, la finale del campionato del mondo e dovevamo affrontare il Brasile di Pelè. Ma questa è un’altra storia…

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