Italia, il trionfo di Wembley le fa scrivere uno storico primato

60

Considerando le squadre nazionali del vecchio continente, la nazionale di calcio italiana, con 9 trofei messi in bacheca, vanta il palmarès più ricco di tutti.

Il primo dei 9 allori conquistati dall’Italia, che il 15 maggio 1910 (6-2 alla Francia in amichevole) scrisse solo la prima delle innumerevoli pagine vincenti della sua storia, risale alla prima edizione (1927-30) della Coppa Internazionale; torneo antesignano del campionato europeo la cui ultima delle sei edizioni disputate si giocò nel quinquennio 1955-60.

Oltre all’Italia, a partecipare a quella prima edizione della Coppa Internazionale vi furono: Austria, Cecoslovacchia, Ungheria e Svizzera che si affrontarono in gare di andata e ritorno nell’arco temporale di tre anni. Ad aggiudicarsi la coppa (il cui trofeo era in cristallo di Boemia) fu l’Italia che, nella sfida senza appello contro l’Ungheria (assieme ad Austria e Cecoslovacchia, esponenti del cosiddetto calcio danubiano), giocatasi a Budapest l’11 maggio 1930, vinse, tra lo stupore del numerosissimo pubblico di casa, 0-5 con una tripletta di Meazza e con Magnozzi e Costantino a tramortire i magiari. Nel 1934 il formidabile undici di Vittorio Pozzo si aggiudicò il campionato mondiale il cui cammino verso la finale (dove fu la Cecoslovacchia a doversi arrendere, 2-1 d.t.s. con rete decisiva di Schiavio) li vide prevalere su: Stati Uniti, Spagna e Austria.

Un anno dopo ecco il secondo successo nella Coppa Internazionale (1933-35) grazie al 2-2 nella sfida decisiva contro l’Ungheria alla quale non bastò la doppietta di Sarosi; seguito, nel 1936, dall’oro Olimpico (vittoria per 2-1 d.t.s. nella finale di Berlino contro l’Austria con doppietta di Frossi) e, nel 1938, dal secondo campionato mondiale, messo in bacheca tre giorni dopo aver battuto in semifinale il Brasile, dopo il 4-2 inferto all’Ungheria con le doppiette di Colaussi e Piola, a mettere il sigillo a un incredibile periodo di trionfi.

Per ritornare a vincere si dovettero attendere 30 anni. Era, infatti, il 1968 quando i ragazzi di Ferruccio Valcareggi si aggiudicarono il primo campionato europeo battendo nella finale di Roma (partita replicata dopo che una prima finale era finita 1-1) la Jugoslavia con Riva e Anastasi a sancire il 2-1. Trascorsi 14 anni l’Italia di Enzo Bearzot ritorna sul tetto del mondo per la terza volta a 44 anni di distanza dal successo di Vittorio Pozzo e a 12 dalla finale persa contro il Brasile, in una edizione del campionato mondiale dove, dopo lo stentato inizio (secondo posto nella prima fase a gironi e passaggio al turno successivo solo per la miglior differenza reti nei confronti del Camerun), dando scacco matto ad: Argentina, Brasile, Polonia e Germania Ovest (3-1 nella finale di Madrid con Rossi, Tardelli e Altobelli a rendere vana la rete di Breitner) ottenne un successo che rimarrà per sempre scolpito negli annali.

Nel 2006 fu, invece, l’Italia targata Marcello Lippi a cucirsi sul petto il campionato mondiale dove, fatta fuori nel penultimo atto del torneo la Germania padrona di casa, fu il successo sulla Francia, battuta dopo la lotteria dei calci di rigore, a colorare d’azzurro la notte di Berlino. Come d’azzurro si è colorata la notte londinese dell’11 luglio 2021 con i ragazzi di Roberto Mancini che, riportando il titolo europeo nel bel paese a 53 anni di distanza dal primo successo, hanno staccato la Germania (ferma a 8 trofei) in fatto di allori conquistati tra le nazionali di calcio europee. Un’impresa che può essere etichettata con l’appellativo di trionfo non foss’altro perché si è giocato a Wembley contro l’Inghilterra e vincere nel tempio del calcio inglese (pur avendolo fatto dopo i calci di rigore…) non era certo facile visto che la nazionale azzurra ci era riuscita soltanto in altre due occasioni… il 14 novembre 1973, con Capello a mettere sotto la nazionale dei tre leoni, e il 12 febbraio 1997 quando fu Zola a emularne le gesta.