La determinazione di Sofia Goggia e delle donne che hanno fatto la storia dello sport

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Si avvicina la fase finale della Coppa del Mondo femminile di sci alpino in programma a Lenzerheide il prossimo 17 marzo. Sofia Goggia, dopo il brutto infortunio di un mese fa, sta tentando il tutto per tutto per accorciare i tempi di recupero e tornare in pista. Tuttavia, nonostante la determinazione non le manchi, il suo preparatore Roberto Galli ha precisato che una guarigione ottimale si potrebbe raggiungere solo con altre 3-4 settimane di lavoro.

Lo scorso 8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale della donna, Sofia Goggia ha partecipato ai festeggiamenti delle Fiamme Gialle che hanno celebrato i vent’anni dall’ingresso delle prime donne nell’attività sportiva della Guardia di Finanza. Alla campionessa italiana è stata consegnata una penna con inciso lo storico motto araldico della Guarda di Finanza “nec recisa recedit”, in rappresentanza della sua indole vincente al pari di molte altre sue colleghe che si sono da sempre contraddistinte per la forza e il coraggio dimostrato. Del resto, il cammino delle donne nello sport non è mai stato in discesa. Molte atlete si sono dovute scontrare con diversi pregiudizi e disuguaglianze nel corso della loro carriera. Nelle prime Olimpiadi la partecipazione femminile era vietata perché secondo il fondatore Pierre de Coubertin era troppo “poco pratica, priva di interesse, anti-estetica e scorretta”. Solo a partite dal 1920, nei giochi di Anversa le donne furono ufficialmente ammesse all’evento. Con gli anni le cose sono cambiate e le Olimpiadi di Londra del 2012 hanno segnato una svolta in positivo con possibilità per tutte le donne di gareggiare anche in sport che in precedenza erano stati etichettati come prettamente maschili.

In Italia sono numerose le atlete che hanno contribuito a segnare la storia sportiva del nostro Paese. Nelle Olimpiadi di Berlino del 1936, in un’epoca in cui alle donne era concesso poco, la velocista e ostacolista Trebisonda “Ondina” Valla fu ricordata per essere stata la prima italiana a conquistare una medaglia d’oro da ventenne. I movimenti femministi degli anni ’70 e ’80 hanno rivoluzionato il modo di concepire e valutare il corpo femminile. Sara Simeoni, altista italiana, nel 1978 stabilì il record mondiale di 2,01 metri nel salto in alto e nel 1980 divenne la seconda donna, dopo Ondina Valla, a conquistare un titolo olimpico per l’Italia.

In quel mondo, inizialmente popolato da sole figure maschili, iniziano a splendere anche numerose e giovani donne pronte ad inseguire la loro passione. Federica Pellegrini è ormai un simbolo e un’icona per lo sport italiano. Nel 2004 ad Atene, a soli 16 anni, è diventata l’atleta italiana più giovane a conquistare un podio olimpico individuale. Da allora ha raggiunto record su record e nel 2008 a Pechino è arrivata la prima medaglia d’oro per l’Italia nel nuoto olimpico femminile.

Nella storia della scherma è impossibile non nominare Valentina Vezzali, grande campionessa italiana. Al suo esordio nel 1996 vinse una medaglia d’argento individuale a cui seguirono 5 ori consecutivi e un bronzo a squadre a Pechino. Nelle Olimpiadi di Londra Valentina Vezzali, Arianna Errigo, Elisa Di Francisca e Ilaria Salvatori trionfarono sulla Russia conquistando una medaglia d’oro.

Il calcio ha aperto le sue porte alle donne a partire dagli anni ’30, ma il primo riconoscimento a livello nazionale è arrivato solo nel 1968 quando venne istituita la Federazione Italiana Calcio Femminile. Il successo della Nazionale femminile è arrivato l’8 giugno del 2018 quando dopo 20 anni di assenza arriva la qualificazione per la Coppa del Mondo. L’anno seguente, milioni di tifosi e tifose hanno seguito il cammino della squadra allenata da Milena Bertolini a conferma del duro lavoro svolto dalle ragazze per ritagliarsi lo spazio che meritano nel mondo del calcio. Dopo aver conquistato per la prima volta nella storia della nazionale femminile italiana i quarti di un mondiale, le Azzurre sono state fermate dall’Olanda. Tuttavia, resta la voglia e la volontà di continuare a lottare per ripartire e continuare a scrivere nuove pagine dello sport femminile.