Nazionale di Lega Italiana: il curioso esperimento di Giuseppe Pasquale

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G. Galli, M. Mannini, M. Tassotti, P. P. Virdis, L. Manfredonia, L. Matthäus; accosciati: D. A. Maradona, G. Volpecina, Careca, A. Evani, F. Pari.

L’Italia è scesa in campo ieri sera contro l’Irlanda del Nord nel primo dei tre incontri validi per la qualificazione al Mondiale in Qatar del 2022. A proposito di incontri internazionali, non tutti conoscono la storia di una Nazionale alternativa che disputò sporadicamente, a partire dagli anni ’60, alcune amichevoli. Questo bislacco esperimento fu figlio di una serie di insuccessi della Nazionale italiana “ufficiale” che mancò clamorosamente la qualificazione al Mondiale del ‘58. L’allora presidente di Lega, Giuseppe Pasquale, pensò di fondare questa squadra rappresentativa che si caratterizzava per la mancanza di vincoli di provenienza geografica perché tutti i calciatori migliori del campionato, stranieri compresi, potevano essere convocati.

La Nazionale di Lega italiana allenata dal duo Viani-Foni esordì il primo novembre 1960 in un incontro inedito contro la Nazionale di Lega Inglese. Il match si disputò a San Siro e tra i convocati erano presenti nomi importanti tra cui Lorenzo Buffon, Cesare Maldini e il brasiliano Altafini. A differenza della squadra italiana, quella inglese schierò un solo calciatore straniero. Si trattava del tedesco Bert Trautmann, portiere del Manchester City, ex soldato che fu fatto prigioniero durante la guerra e scelse di restare in Inghilterra per giocare a calcio. Sebbene si trattasse di un’amichevole l’imperativo era solo uno: vincere. Per battere la selezione d’Oltremanica, Foni e Viani puntarono tutto sul reparto d’attacco schierando nella metà campo avversaria giocatori esclusivamente offensivi. Quella partita fu un vero e proprio successo: davanti a 50.000 spettatori la Nazionale di Lega italiana, grazie ad una splendida prestazione, si impose per 4-2 riuscendo a battere, dopo ben 27 anni, gli inglesi. Si dovette aspettare l’amichevole a Wembley del 14 novembre 1973 affinché questa impresa riuscisse anche alla Nazionale italiana ufficiale.

Il progetto di Pasquale continuò anche l’anno seguente quando la squadra affrontò la Lega Scozzese in un match terminato 1-1 e seguito da quasi 70mila persone, sebbene alcune cronache ne riportino 90mila. La seconda partita si giocò ancora una volta contro gli inglesi in quello che è oggi considerato un vero e proprio santuario calcistico: l’Old Trafford. La “Supernazionale”, così definita da alcuni giornali, riuscì a portare a casa un’altra vittoria importante in quanto quella fu la prima rappresentativa italiana a vincere contro gli inglesi in casa loro.

La Nazionale di Lega venne mantenuta in vita per qualche altro anno, ma l’esaltazione iniziale cominciò a scemare e nel 1964 le due squadre, quella italiana e quella inglese, si affrontarono in un San Siro che a fatica raggiunse quasi la metà degli spettatori. Dopo l’emozionante gara del primo novembre, questa partita fu tutto l’opposto, brutta e spenta nonostante la vittoria della selezione italiana.

Gli incontri della Nazionale di Lega furono poi sospesi per 5 anni fino a quando non riapparse nuovamente nel 1971 con un nuovo “look”. La Federazione Italiana, infatti, aveva deciso di chiudere le “frontiere” con il divieto alle società calcistiche del nostro Paese di acquistare giocatori stranieri. Questa decisione fu presa dopo la terribile ed umiliante sconfitta dell’Italia rimediata contro la Corea del Nord che bloccò il cammino degli Azzurri nel Mondiale del ’66. La colpa secondo molti era da attribuire allo scarso utilizzo degli italiani in campionato a favore invece delle stelle internazionali. Dunque, quella che era stata la peculiarità che aveva fatto risaltare quella Nazionale alternativa venne meno. Le partite che seguirono furono un vero e proprio disastro in seguito alle sconfitte rimediate prima contro una Rappresentativa di Budapest e poi contro la Lega Belga.

La Nazionale di Lega risorse nel 1988 in un campionato totalmente diverso rispetto a quello degli anni ’70. Le frontiere della Serie A furono riaperte e le squadre vantavano nomi eccezionali, tra cui il grande Diego Armando Maradona che faceva impazzire i tifosi napoletani. Tuttavia, l’idea di riportare in auge la Selezione non fu accolta nel migliore dei modi, soprattutto perché il calendario diventava sempre più denso di impegni. Ma il dado fu tratto e per la prima partita si scelse un avversario di spessore: la Nazionale ufficiale Polacca.  Ancora una volta, il riscontro del pubblico fu minimo e il 12 novembre 1988 si andò in scena in un San Siro quasi deserto con appena 5000 spettatori. La vera punta di diamante della squadra allenata dal grande Arrigo Sacchi fu Maradona che insieme a Tassotti risollevò le sorti di una partita che sembrava ormai persa.

Sebbene quest’ultima esperienza non avesse dato i risultati sperati, la Lega Calcio ci riprovò nel 1991, anno in cui si giocò l’ultimo incontro che mise fine al progetto. Il match si giocò al San Paolo contro la Lega Inglese, chiudendo così il cerchio. L’allenatore di allora, Bigon, poté fare affidamento su calciatori di tutto rispetto, tra cui Matthäus e Van Basten. La partita terminò con la vittoria della Nazionale di Lega italiana per 3-0. Le prime due reti arrivarono in 120 secondi a causa di una difesa inglese fin troppo sbadata e, prima Van Basten e poi Careca, ne approfittarono. Il terzo e ultimo goal lo segnò un nome che oggi non è per niente sconosciuto: il “cholo” Diego Pablo Simeone.