Oronzo Pugliese, “il mago” venuto dalle Murge

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Uno degli allenatori maggiormente distintosi per i modi a dir poco pittoreschi nello spronare e caricare i suoi calciatori arrivando finanche a seguirli da bordo campo (si racconta addirittura di quando seguì un avversario, un certo Nenè, urlandogli “a me, passala a me”) è stato Oronzo Pugliese.

Nato nel barese (a Turi) da una famiglia contadina il 5 aprile 1910, lavorare in campagna non vuole proprio ed è così che a 16 anni si sposta ad Acquaviva delle Fonti per coronare il suo sogno. Giocare a calcio. Dopo una modesta attività agonistica da difensore (il meglio lo darà con la maglia del Siracusa) che non lo vide andare oltre i campi della Serie C, inizia ad allenare alternandosi sulle panchine di: Leonzio, Messina (riuscì a portare i giallorossi in Serie B) e Igea Virtus. Nel 1951-52 a chiamarlo è il Benevento in Serie C ma, complice la riforma del torneo, la tredicesima posizione conquistata non basta a evitare ai sanniti la retrocessione in IV Serie. Ritornato in Sicilia allena per tre stagioni la Nissena in IV Serie riuscendo a farle mantenere la categoria e sfiorando la promozione in Serie C nel 1952-53 quando i nisseni, dopo il brillante esordio contro la Palmese di Ferenc Hirzer (nei quattro duelli tra Pugliese e Hirzer, con l’ungherese a guidare i neroverdi, solo una volta riuscì a spuntarla il magiaro) giunsero a sole due lunghezze dal Catanzaro (promosso assieme al Carbosarda dopo il primo posto nelle finali sud) battuto 2-0 nell’ultima e ormai ininfluente giornata del torneo. Poi (dal 1955 al 1958) oltrepassa nuovamente lo Stretto accasandosi alla Reggina che, al termine della prima stagione, la porterà in Serie C dopo aver prevalso sul Pescara [0-2 in trasferta (reti di Ansalone e Leoni) e 0-0 in casa] nella fase finale area sud. Di quella Reggina faceva parte Alberto Gatto la cui carriera in maglia amaranto (unica casacca che vestì) si sarebbe protratta per ben 14 anni (dal 1952 al 1966). Nei tre anni a venire guida Siena, Siracusa e ancora Siena in Serie C finché giunti nell’estate del 1961 fa tappa a Foggia. Con i satanelli si ritaglia momenti di vera gloria prima portandoli in Serie B e poi, a conclusione di una splendida annata che li vedrà giungere terzi alle spalle di Cagliari e Varese, tagliare per la prima volta nella loro storia il prestigioso traguardo della Serie A. Categoria che lo innalzerà agli onori delle cronache dopo un clamoroso 3-2 inflitto dal Foggia (all’epoca Foggia & Incedit) alla Grande Inter di Helenio Herrera (reti di Lazotti e doppietta di Nocera per i foggiani che erano stati ripresi sul parziale di 2-2 da Peirò e Suarez) che gli varrà l’appellativo di “mago di Turi”. Alla vigilia della partita giocatasi al Pino Zaccheria il 31 gennaio 1965 avvenne, però, un fatto curioso. Helenio Herrera volle portare i suoi a San Giovanni Rotondo da Padre Pio e dal racconto documentato di Giuliano Sarti il frate avrebbe detto ai neroazzurri: “in casa nostra non potete vincere ma lo Scudetto sarà vostro”. A fine stagione l’Inter avrebbe vinto Scudetto e Coppa dei Campioni… Finita l’indimenticabile avventura nel Tavoliere si trasferisce nella Città Eterna per accomodarsi sulla panchina della Roma che allenerà per tre stagioni. Bissando il successo dell’anno prima contro l’Inter con in panca ancora Helenio Herrera (un 2-0 con reti di Benitez e Barison che lo porteranno a dire: “il vero mago sono io, quello è solo uno stregone”) non raggiunge grandi risultati ma riesce a lanciare la giovane promessa Fabio Capello. Dopo aver guidato i giallorossi per Pugliese la carriera inizia la sua fase discendente che lo porterà sulle panchine di: Bologna, Bari, Fiorentina, Lucchese, Avellino, Termoli e Crotone. Con i pitagorici verrà chiamato al posto dell’esonerato Luciano Pirazzini ma, giungendo penultimo, retrocederà nella nascente Serie C2.

È il 1978 e per Pugliese, che agli inizi della sua lunghissima avventura in panca riceveva come premio partita delle cassette di arance, sarà il passò d’addio. Ritornato nella sua Turi morirà l’11 marzo 1990.