Peppe Giancotta: da calciatore a mago della panchina

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Peppe Giancotta, i fratelli Pino e Mimmo Politanò, Ciccio Leva

Essere un allenatore non è facile, ma è sicuramente un mestiere affascinante che coniuga una buona conoscenza tecnica con grandi abilità comunicative. Carisma, passione e motivazione sono alcune tra le qualità morali richieste ad un mister. Capita però di essere destinati a svolgere questo lavoro come nel caso di Giuseppe Giancotta. L’ex allenatore polistenese ha ispirato la scrittura di questo articolo grazie alla sua incredibile storia contrassegnata da numerose vittorie e che lo ha reso un vero leader della panchina nel calcio dilettantistico calabrese. Giancotta iniziò a muovere i primi passi nel mondo del calcio a 15 anni, giocando a Taurianova e a Polistena insieme al grande Ciccio Leva. La sua carriera da calciatore terminò, però, precocemente a causa di una squalifica a vita che rimediò durante una partita quando lui militava nella Bagnarese. Tuttavia, quando aveva 22 anni Francesco Distilo, all’epoca segretario dell’SS Galatro, gli fece un’offerta che gli cambiò la vita e diede una svolta alla sua carriera calcistica:

“Facevo il fabbro con mio papà e un giorno nella nostra officina si presentò un signore che disse di essere il Prof. Distilo della società sportiva Galatro. Non sapendo cosa volesse da me, gli spiegai subito di non poter più giocare a calcio a causa di una squalifica a vita. Lui però venne da me per altro e mi chiese se volessi diventare l’allenatore della sua squadra.”

Peppe Giancotta allenatore del Galatro

Il Prof. Distilo aveva scelto Giancotta per il suo carattere energico e travolgente e perché incarnava la figura perfetta per caricare e motivare i calciatori. Negli anni ’60 iniziò la sua avventura come allenatore del Galatro durata 3 anni:

“A Galatro non avevamo un campo dove giocare, utilizzavamo quello a Cinquefrondi. Gli allenamenti invece li facevamo nelle stradone che portavano alle terme, mentre la sacrestia della Chiesa era il nostro spogliatoio.”

Terminata questa esperienza, Giancotta iniziò ad allenare la Nuova Amoroso Polistena e vinse il suo primo campionato sotto la dirigenza dell’allora presidente Mimì Lazzaro. Successivamente, trionfò con la S. S. Polistena in uno spareggio giocato a Castrovillari contro il Gallina:

“A Castrovillari tutti ci davano per perdenti e poi alla fine abbiamo vinto 4-0. Oltre ad essere bravo a dare la carica ai miei calciatori ho saputo anche richiamare i tifosi a seguito della squadra. In quell’occasione sono riuscito a portare a Castrovillari 13 pullman carichi di tifosi che facevano il tifo per noi.”

 

Una figura importante nella vita di Giuseppe Giancotta fu Ciccio Leva che, oltre ad essere stato suo compagno di squadra, fu soprattutto un grande amico per il tecnico polistenese e fu proprio Leva a portarlo sulla panchina del Taurianova:

“Ciccio per me non è stato solo un amico, ma è stato un fratello. Dopo la parentesi a Polistena mi chiese se volessi allenare il Taurianova, mentre lui era a Cittanova. Accettai la sua proposta e quell’anno, sebbene noi puntassimo alla salvezza e nonostante la squadra di Leva fosse nettamente più forte, il campionato lo vinsi io.”

Ma questa fu solo una delle tante vittorie che gli sono valse il soprannome di “Il Mago di Polistena” datogli dal giornalista Domenico Salvatore, quando allenava la Miletese:

“Negli anni 70-80 chi voleva vincere il campionato si chiamava Giancotta. Ho vinto 18 campionati, ho allenato per 40 anni vincendo a Polistena, Laureana, Cinquefrondi, Melito Porto Salvo, Lazzaro, Rosarno, Melicucco e Taurianova.”

Giancotta ha collezionato bei ricordi ovunque e ancora oggi molti dei suoi ex calciatori gli sono riconoscenti per essere stato, oltre che un bravo allenatore, un maestro di vita:

“Ho avuto tante soddisfazioni nel corso della mia vita. Ricordo il tempo a Melito Porto Salvo, sono stato accolto nel migliore dei modi e in tre anni ho vinto due campionati. Anche a Villa mi sono trovato bene, sebbene sia rimasto lì solo un anno. Fino all’anno scorso ho allenato una squadra di amatori e anche lì le soddisfazioni avute sono state tante.”

Per i suoi modi di fare e per la sua mentalità sicuramente vincente, Giancotta ha sempre saputo sfruttare ogni momento per caricare al meglio i suoi uomini. Qualità che lo hanno contraddistinto dagli altri allenatori:

“A Polistena un grande è stato Elvio Guida, lui era un signore, allenava per fare sport sia nelle vittorie che nelle sconfitte. Io invece allenavo per vincere a qualunque costo e sono stato sempre bravo a studiare anche diverse strategie. Mi ricordo di uno spareggio a Locri, io allenavo il Cinquefrondi e dovevamo affrontare il Gallina, squadra allenata da Missiroli e mia vittima predestinata. La mia abitudine era quella di non comunicare in anticipo la formazione, lo facevo al momento opportuno e quel giorno appena arrivati a Locri, scesi dal pullman e annunciai la formazione. Tra i miei calciatori c’era un ragazzo che aveva giocato 29 partite, Belgio, saltandone solo una per una squalifica. Quel giorno decisi di lasciarlo in panchina e preferì a lui un altro ragazzo. Inutile dire quanto si infuriò, urlandomi anche contro. Nel primo tempo eravamo 1-0, ma capì che in quel momento per vincere la partita mi serviva un giocatore come Belgio e lo feci entrare nel secondo tempo dopo avergli spiegato che con lui avremmo vinto. Così è stato, entrò e poi vincemmo la partita.”

Massimiliano Bellarte sosteneva che ogni squadra è il riflesso del suo allenatore e Giuseppe Giancotta è riuscito a trasmettere tutta la sua determinazione e grinta ai suoi calciatori riuscendo a compiere imprese che nessun altro sarebbe riuscito a fare. Questa, però, è solo una parte della storia di un uomo che ha costruito la sua carriera a partire da zero, prendendo sempre il meglio da ogni situazione.