Porthus Silingardi, il più grande portiere della più grande Palmese di sempre

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È stato il numero uno più forte di tutti i tempi a difesa della porta della Palmese, che in fatto di portieri, e non solo, vanta una grande tradizione, e non potrebbe essere altrimenti per il portierone modenese classe 1915 Porthus Silingardi il quale, nell’unica stagione giocata a Palmi, fu l’autentica saracinesca di una squadra memorabile arrivata alle soglie della Serie B.

Cresciuto nelle giovanili del Modena, esordendo con gli stessi canarini nel campionato di Serie B 1932-33, due stagioni dopo fece tappa a Palmi. La Palmese, la Grande Palmese di quegli anni etichettata dal quotidiano sportivo nazionale “Il Littoriale” con l’appellativo di “squadra miracolo”, prese parte per il secondo anno consecutivo al campionato di Prima Divisione (che l’anno venturo avrebbe assunto la denominazione di Serie C) e con il formidabile undici di Sandor Peics, (che recitava… Silingardi, Pincelli, Rescigno, Ieraci, Scheer, Di Maio, Colausig, Ranieri, Orzan, Corallo, Surra…) si rese protagonista di un’annata strepitosa subendo 17 reti appena. Campionato che contro la Reggina (oltre alla Palmese unica squadra del comprensorio reggino iscritta al torneo) lo vide letteralmente trionfare vincendo sia all’Emilio Bianchi (0-4) che al Littorio con l’attaccante friulano Orzan, trasferitosi l’anno seguente, assieme a Corallo, al Catania, autentico mattatore del roboante 7-0 maturato alle pendici del monte Sant’Elia.

Al termine della stagione, la cui coda fu il girone finale per la promozione tra i cadetti che premiò il Taranto, Silingardi si accasò al Cosenza in Serie C finché, nel 1938-39, arrivò il grande salto in Serie A con il Livorno che non si volle fare sfuggire un portiere bravo come pochi. Con i labronici, il cui esordio (12 marzo 1939) coincise con un calcio di rigore parato all’ex milanista Bodini, nella sfida contro il Liguria, togliendosi, sette giorni dopo, la soddisfazione di far parte dell’undici che prevalse sulla Juventus (rete di Neri al minuto 56), vi rimase cinque stagioni (quattro delle quali nella massima serie) sfiorando un incredibile tricolore nel 1942-43 quando, alternandosi tra i pali con Assirelli, fu il Grande Torino a prevalere con un solo punto di vantaggio.

L’anno seguente il campionato di Serie A venne fermato dalla guerra in atto ma si virò sul Campionato Alta Italia che avrebbe arriso ai Vigili del Fuoco di La Spezia. Al torneo, giocatosi in condizioni estreme, vi prese parte anche Silingardi con i colori del Modena. Terminato il conflitto armato fece ritorno a Livorno trasferendosi alla Pro Livorno iscritta al Campionato di Divisione Nazionale vinto dal Grande Torino (indiscusso dominatore di quegli anni dal tragico epilogo) che mise in riga: Juventus, Milan e Inter. Per Silingardi fu l’ultima stagione nella massima serie, nell’estate del 1946 approdò, infatti, al Vigevano scendendo di una categoria e, allo scoccare del 1950, dopo aver difeso la porta del Messina in Serie C per due stagioni, l’ultima delle quali si concluse con la promozione dei giallorossi tra i cadetti, anche se furono soltanto 12 le presenze collezionate, contro le 24 di Vellutini, appese i guantoni al chiodo all’età di 35 anni.

Disse di lui l’allenatore del Livorno Ivo Fiorentini al termine della sfida contro l’Ambrosiana Inter del 7 marzo 1943… “Trovandosi di fronte a frombolieri come quelli che ti caricano addosso palle assassine è un problema acciuffarle e tu sei stato esemplare, ma in una parata ho visto un volo d’angelo…”.