Prima Divisione 1924-25… Scudetto al Bologna tra mille polemiche

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Correva la stagione 1924-25 quando il Bologna dell’austriaco Hermann Felsner, l’allenatore più vincente e longevo della storia del club emiliano, avrebbe vinto il suo primo tricolore ma quel successo, etichettato dal quotidiano britannico “The Guardian” come la più grande ingiustizia sportiva della storia del calcio, non andò per nulla giù al Genoa, campione in carica, che, nell’infinito penultimo atto del torneo contro i felsinei, adducendo pesanti ingerenze da parte di Leandro Arpinati, gerarca fascista di origini bolognesi, fu danneggiato oltremisura vedendosi, così, negata la possibilità di centrare il decimo tricolore visto che la finale nazionale di quegli anni contro le formazioni centro-meridionali era poco più di una formalità.

Le due squadre, dopo essere giunte prime nei rispettivi gironi di Lega Nord, anche se il Genoa dovette faticare parecchio per lasciarsi alle spalle il Modena, erano pronte a sfidarsi nelle finali di Lega Nord per l’accesso alla finale nazionale. La gara d’andata, giocatasi allo Sterlino di Bologna il 24 maggio 1925, premiò il Genoa che si impose 1-2 grazie alle reti di Alberto e Catto mentre i padroni di casa riuscirono a segnare solo nei minuti finali con Schiavio. Sette giorni dopo, però, l’1-2 colto in terra ligure dal Bologna, che riuscì a trovare la rete del successo con l’attaccante Della Valle, ristabilì la perfetta parità e si dovette procedere con lo spareggio da disputarsi in campo neutro. La partita si decise di giocarla a Milano il 7 giugno presso il campo di Viale Lombardia.

Gli spettatori che assistettero all’incontro, tra i quali vi erano molte camicie nere bolognesi e genoane, erano, però, in troppi rispetto alla ristretta capienza dell’impianto milanese, e furono in tanti che si assieparono ai limiti del terreno di gioco. Nonostante l’ingombrante presenza a bordo campo, l’arbitro Mauro, convinto dal presidente di Lega nonché numero uno dell’Inter Enrico Olivetti, diede il via alle ostilità e alla fine della prima frazione di gioco erano i grifoni a condurre le danze con un rotondo 2-0 firmato da Catto e Alberti. Per i bolognesi la partita si fece, ovviamente, in salita ma nel secondo tempo tutto cambiò.

L’episodio cruciale accadde a circa mezz’ora dalla fine. Attacco del Bologna tiro di Muzzioli e pallone che secondo alcuni finisce in rete secondo altri in calcio d’angolo. L’arbitro decide per la battuta dalla bandierina ed ecco che il pubblico di fede bolognese invade il campo circondandolo e chiedendo l’assegnazione della rete, finché, dopo parecchi minuti di reiterate proteste, il fischietto milanese cambia idea accordando la rete al Bologna ma rassicurando il capitano del Genoa De Vecchi (rassicurazione che il direttore di gara in seguito smentì…) che la partita sarebbe andata avanti pro forma e solo per motivi di ordine pubblico avendola ritenuta sospesa sul 2-0. Dopo oltre un’ora di gioco, i tempi regolamentari si chiusero sul 2-2 con una rete di Pozzi che, viziata da un presunto fallo sul portiere, non vide nessuna protesta da parte dei genoani, rifiutatisi di disputare i tempi supplementari, perché ormai certi che l’avrebbero avuta vinta a tavolino.

Riunitosi, dopo qualche settimana, il consiglio federale, tra lo stupore dei genoani, che, in seguito, vennero anche multati per essersi rifiutati di giocare i tempi supplementari, ma anche dei bolognesi, che avevano chiesto a loro volta la vittoria a tavolino per il rifiuto dei liguri di disputare i tempi supplementari, si decise per l’annullamento della partita e per la disputa di un secondo spareggio che si sarebbe giocato il 5 luglio a Torino presso il campo di Corso Marsiglia. Per l’occasione vennero organizzati treni speciali da Bologna e da Genova. Anche questa volta non uscì fuori nessun vincitore e, nonostante la disputa dei tempi supplementari, finì 1-1 con le reti di Schiavio e Catto.

Un fatto molto grave accade, però, alla stazione di Porta Nuova dove si scontrarono i tifosi delle due fazioni con i bolognesi che fecero partire numerosi colpi di rivoltelle ferendo due genoani. L’11 luglio, Lega e Federazione, dopo aver espresso solidarietà ai liguri e invitato gli emiliani a individuare al più presto i responsabili, si decise di giocare l’ennesima partita in data 19 luglio ancora nel capoluogo piemontese ma a porte chiuse. La decisione di rigiocare a Torino vide, però, opporsi il prefetto Agostino D’Adamo e la Federazione non poté che adeguarsi rinviando l’incontro a data da destinarsi chiedendo, però, al Bologna di individuare i responsabili dell’attentato, entro il 31 luglio, pena la squalifica o la radiazione dando, così, al Genoa il lasciapassare per la finale nazionale. La situazione divenne sempre più intricata e il Bologna denunciò che si era ardito un complotto ai propri danni ma, grazie alla mediazione di Umberto Malvano, il socio del Bologna Sabattini e l’avvocato in rappresentanza del Genoa Bianchi, si accordano nel sospendere le sanzioni ai club decidendo di rigiocare a porte chiuse, per evidenti motivi di ordine pubblico, nella periferia milanese presso il campo Forza e Coraggio alle ore 7:00 del mattino del 9 agosto.

A quello che sarebbe stato il quinto e l’ultimissimo appuntamento, Bologna e Genoa, avvisati appena il giorno prima, si presentano in un clima disteso con i bolognesi, in maglia verde, che arrivarono al campo già in tenuta da gioco mentre i genoani si cambiarono fuori dagli spogliatoi. Dopo il sorteggio di rito con i capitani De Vecchi e Della Valle l’arbitro Gama (uno dei 43 soci fondatori dell’Inter ed ex calciatore dei meneghini autore, tra l’altro, della prima rete ufficiale del club milanese che dopo qualche anno intraprenderà anche la carriera di allenatore guidando gli stessi felsinei) da il via alle ostilità. Il Bologna è più in palla e, nonostante rimarrà in nove per le espulsioni di Giordani e Borgato, grazie a una marcatura per tempo di Pozzi, con Felsner che corre in campo per complimentarsi con i suoi, e del vicentino Perin, funambolo dalla classe cristallina al quale era quasi impossibile strappare il pallone dai piedi, vince 2-0.

L’accesso alla finale nazionale per i felsinei, che festeggiano assieme a Felsner l’agognato successo, è cosa fatta come anche la conquista del primo tricolore. L’Alba Roma, infatti, non oppose praticamente nessuna resistenza venendo battuta 4-0 a Bologna e 0-2 tra le mura di casa con l’attaccante dei felsinei Della Valle che segnò la metà delle reti. Per il Bologna fu il primo trionfo mentre per il Genoa fu una delle più grandi beffe tant’è che, nonostante il tantissimo tempo trascorso, già da qualche anno nel capoluogo ligure ci si è mossi per l’assegnazione di quello Scudetto ex aequo anche se sulla via Emilia nessuno ha il benché minimo dubbio sulla legittimità di quel successo ricostruito dettagliatamente nel libro di Carlo Felice Chiesa e Riccardo Brizzi “Bologna 1925 fu vera gloria”.

Per completezza di cronaca (a corredo dell’articolo), vi è un filmato straordinario, reso pubblico nella giornata di martedì 17 marzo 2020, sul sito ufficiale del Bologna calcio, dal quale si può evincere che, almeno per quel che riguarda la partita decisiva, si è giocato in un clima di assoluta serenità e cordialità. A trovarlo, presso la cineteca di Milano, è stato Mirko Trasforini.

Il presidente della F.I.G.C. Gabriele Gravina ha, comunque, incaricato da tempo una commissione federale ad hoc che dovrebbe pronunciarsi in tempi brevi su questa e altre due simili questioni… Sul tavolo, oltre al tricolore reclamato ex aequo dal Genoa, vi è quello del 1914-15 (vinto dal Genoa ma reclamato ex aequo dalla Lazio) e quello del 1926-27 (non assegnato al Torino per il caso Allemandi ma reclamato dallo stesso club granata e dal Bologna giunto secondo).

La commissione federale che si occuperà di risolvere una volta per tutte queste controverse vicende del passato è coordinata da Matteo Marani, vicepresidente della Fondazione Museo del calcio, ed è composta da ricercatori e professori universitari, che analizzeranno i vari casi attraverso un approccio storico e scientifico. “Solo così, aggiunge Gravina, ritengo che si possa finalmente dare valore al senso storico dei fatti e consentire a tutti di farsi la propria opinione senza preconcetti o precostituite posizioni faziose dettate dal tifo”.

 

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