Solo il più grande Brasile di sempre battè l’Italia di Mexico ’70

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Trascorsi quattro giorni appena da quella che verrà etichettata con l’appellativo di “partita del secolo”, per l’Italia di Ferruccio Valcareggi è in programma la finalissima contro il Brasile il cui cammino verso la conquista della Coppa Rimet non ha conosciuto nessun ostacolo con Cecoslovacchia, Inghilterra, Romania, Perù e Uruguay spazzate via dalla furia offensiva dei verdeoro che avevano in Rivelino, Tostao, Pelè e Jairzinho i finalizzatori di un modulo di gioco spiccatamente votato all’attacco grazie a uno spettacolare 4-2-4. Per gli azzurri l’incrocio contro la nazionale sudamericana in un mondiale è la seconda volta che va in scena. Il primo si giocò a Marsiglia il 16 giugno 1938, nella partita valida per la semifinale del mondiale di Francia, e il 2-1 in favore dell’undici di Vittorio Pozzo, con Colausig e un calcio di rigore di Meazza a rendere vana la rete di Romeu, sarebbe stato il penultimo passo verso la conquista del secondo alloro mondiale.

Sono le ore 12:00 del 21 giugno 1970 quando a Città del Messico, in uno stadio Azteca stracolmo in ogni ordine di posti, Brasile e Italia scendono in campo per contendersi la prestigiosissima coppa. Arbitro dell’attesa sfida è il tedesco Rudi Glockner coadiuvato dai guardalinee Rudi Scheurer e Norberto Angel Coerezza. Questo lo schieramento dei ventidue scelti dai rispettivi commissari tecnici: Brasile… Felix, Brito, Carlos Alberto, Wilson Piazza, Everaldo, Clodoaldo, Jairzinho, Gerson, Tostao, Pelè, Rivelino. Italia… Albertosi, Burgnich, Facchetti, Cera, Rosato, Bertini, Domenghini, Mazzola, De Sisti, Riva, Boninsegna.

Al termine della prima frazione di gioco la partita si presenta equilibrata, anche se sono gli abili palleggiatori della seleção a dettare le trame, e, dopo il vantaggio del Brasile con Pelè, che si alza in cielo colpendo di testa un pallone catapultatogli da Rivelino, ci pensa Boninsegna a rimettere la gara in parità con un’azione personale che non da scampo a Felix avventuratosi oltre il limite dell’area di rigore per cercare di opporsi all’inarrestabile incedere del numero 20 alla sua seconda marcatura mondiale. Il secondo tempo è, però, tutt’altra musica e la nazionale verdeoro straripa andando in rete con Gerson, il cui sinistro si infila nell’angolino dove Albertosi non può arrivarci, Jairzinho, che triplica a due passi dalla porta su assist di Pelè, e Carlos Alberto che, al minuto 86, su appoggio dell’immarcabile Pelè, scaraventa il cuoio per la quarta volta alle spalle di Albertosi scrivendo i titoli di coda al mondiale messicano che laurea il Brasile di Mario Zagallo campione del mondo per la terza volta.

L’Italia, stremata dalle condizioni ambientali poco favorevoli (i 2.256 metri di altitudine di Città del Messico e il caldo umido, ad accentuare la stanchezza dopo la sfida contro i tedeschi di qualche giorno prima, non hanno certo deposto in suo favore), si dovrà accontentare della seconda piazza ma, nonostante le aspre polemiche piovute su Valcareggi per la famosa staffetta tra Mazzola e Rivera, al cospetto del più grande Brasile che si sia mai ammirato in un mondiale era il massimo che potesse ottenere.