Vittorio Pozzo, il C.T. per eccellenza della nazionale italiana

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Torinese classe 1886, Vittorio Giuseppe Luigi Pozzo, è stato il commissario tecnico più vincente dell’Italia.

Uomo colto, di grande rigore morale e profondo conoscitore del calcio (disciplina che, oltre a praticare, ebbe modo di apprezzare durante i suoi trascorsi all’estero), chiamato per la prima volta a sedersi sulla panchina della nazionale nel 1912, quando l’Italia prese parte alle Olimpiadi di Stoccolma, non ebbe molta gloria tant’è che gli azzurri vennero subito eliminati dalla Finlandia.

Profondamente segnato dalla Grande Guerra, che lo vide prendervi parte nelle vesti di Tenente del 3o Reggimento Alpini, cercò di trasmettere ciò che visse in trincea nei rapporti umani e sportivi.

Ritornato sulla panchina della nazionale nel 1924 (in occasione delle Olimpiadi di Parigi) riuscì a portare l’Italia fino ai quarti di finale dove a prevalere fu la Svizzera. Il suo rapporto con la nazionale si interruppe, però, nuovamente finché, giunti nel 1929, su espressa richiesta del gerarca fascista Leandro Arpinati (presidente della F.I.G.C.), fu richiamato sulla panca degli azzurri.

Il primo successo, applicando come schema di gioco il cosiddetto “metodo”, arriva nel 1930 quando l’Italia si aggiudica la prima edizione della Coppa Internazionale (una sorta di campionato europeo) battendo, nella sfida decisiva andata in scena a Budapest, l’Ungheria con un sonoro 0-5. Partita contrassegnata dalla strabiliante tripletta di Giuseppe Meazza. Dopo il secondo posto nella seconda edizione della Coppa Internazionale, alle spalle della formidabile nazionale austriaca della stella Matthias Sindelar, nel 1934 l’Italia prende parte per la prima volta al Campionato Mondiale e, dopo aver eliminato: Stati Uniti, Spagna e Austria, sconfiggendo nella finale, del 10 giugno allo stadio del P.N.F. di Roma, la Cecoslovacchia 2-1, grazie alla decisiva rete nei tempi supplementari dell’attaccante bolognese Angelo Schiavio, l’inarrestabile undici di Vittorio Pozzo (sceso in campo con… Combi, Monzeglio, Allemandi, Ferraris, Monti, Bertolini, Guaita, Meazza, Ferrari, Schiavio e Orsi) si laurea campione del mondo per la prima volta. Al secondo alloro targato Pozzo, nel volgere di appena due anni, se ne aggiunge un terzo… la seconda Coppa Internazionale, staccando di due punti Austria e Ungheria, mentre nel 1936 ecco la conquista dell’Oro Olimpico alle Olimpiadi di Berlino. Competizione nella quale a fare la differenza fu l’occhialuto Annibale Frossi, accasatosi da poco all’Ambrosiana Inter, che, nella finale contro l’Austria superata 2-1 dopo i tempi supplementari, mise a segno una doppietta che gli permise di vincere anche la classifica marcatori con 7 reti, una in più del peruviano Teodoro Fernandez. Trascorrono altri due anni ed ecco il quinto trionfo nella terza edizione del Campionato Mondiale. Si gioca in terra francese e l’Italia (che partiva con i favori del pronostico), dopo aver avuto la meglio su: Norvegia, Francia e Brasile (sudamericani battuti nelle semifinali 2-1), superando nella finale, del 19 giugno allo stadio Olimpico Yves du Manoir di Colombes, l’Ungheria di Alfred Schaffer 4-2 (doppiette di Gino Colaussi e Silvio Piola) si laurea campione del mondo per la seconda volta.

La nazionale italiana non sembra conoscere ostacoli, e quasi tutti gli avversari che affronta si inchinano alla sua forza, ma l’imminenza del secondo conflitto armato (che porterà all’annullamento delle Olimpiadi, dei Campionati Mondiali e della Coppa Internazionale…) ne tarpa le ali del successo proprio sul più bello. Finita la guerra Pozzo si riprende la sua creatura ma ormai la sua epoca e il suo “metodo”, che comincia a essere soppiantato dal “sistema”, inizia l’inevitabile declino che lo porterà (dopo aver arricchito, come nessuno, il palmares della nazionale azzurra grazie ai 5 allori conquistati) a chiudere il suo rapporto alla guida dell’Italia il 16 maggio 1948… quel giorno la nazionale inglese, infliggendo all’Italia un pesantissimo 0-4 nella sua Torino, ne segnò il suo inevitabile commiato.

Rimasto negli ambienti calcistici fino al 1958, verrà via via dimenticato per il semplice fatto di aver vinto in un’epoca storicamente travagliata. Spentosi nel silenzio, nella sua casa di Ponderano il 21 dicembre 1968 a 82 anni, le sue spoglie mortali riposano nel cimitero di Ponderano la cui lapide recita… “Vive nel futuro dove l’azzurro delle maglie diventa l’azzurro dei cieli”.

 

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