Wimbledon… il tempio londinese dove il tennis ha scritto la storia

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Nel gioco del tennis (sport praticato fin dal lontano Medioevo), Wimbledon, Australian Open, Open di Francia e US Open sono, in rigoroso ordine cronologico, i quattro tornei del Grande Slam.

Tra tutti il più antico, e nel contempo il più prestigioso, è Wimbledon. Il torneo (l’unico del Grande Slam a giocarsi sull’erba) ha, infatti, preso, il via nel 1877 e, per quel che attiene il singolare maschile, ad aggiudicarsi quella primissima edizione fu il britannico Spencer Gore che, in tre set (6-1, 6-2, 6-4), ebbe la meglio sul connazionale William Marshall. Il dominio dei tennisti del Regno Unito continuò fino al 1906 con Lawrence Doherty che avrebbe trionfato per la quinta volta consecutiva, facendo meglio del fratello, Reginald, fermatosi a 4 successi, anche se il primato di William Renshaw (7 successi) rimase inattaccabile. L’anno seguente (1907) fu l’australiano Norman Brookes a spezzare l’egemonia britannica ma gli inglesi ripresero a vincere (1908 e 1909) con Arthur Gore arrivato a centrare il tris dopo il suo primo successo datato 1901.

Nel quinquennio successivo, prima che la Grande guerra prendesse il sopravvento, a dominare le scene fu il neozelandese Anthony Wilding con Norman Brookes che, battendolo nella finale del 1914, bissò il successo di qualche anno prima. Australiani che, con Gerald Patterson, ripresero a vincere anche al termine del conflitto armato (1919). Dal 1920 al 1923 a spartirsi le vittorie furono gli americani Bill Tiden (2 successi) e Bill Johnston con l’australiano Gerald Patterson che si ritagliò un’altra affermazione; mentre dal 1924 al 1929 a condurre le danze furono i francesi con: Jean Borotra, René Lacoste ed Henry Cochet che collezionarono 2 successi a testa. Dal 1930 al 1939, eccezion fatta per la parentesi dell’australiano Jack Crawford (1933), Wimbledon tornò a sorridere ai tennisti inglesi e americani, con Fred Perry (Regno Unito) a spiccare su tutti e con l’americano Don Budge capace di entrare nella leggenda vincendo (primo in assoluto) tutti e quattro i tornei del Grande Slam ma, finita la guerra e fino al 1975, senza dimenticare le vittorie di: Yvon Petra, Jaroslav Drobny, Alex Olmedo, Manolo Santana e Jan Kodes (tennisti appartenenti alle federazioni: francesi, egiziane, peruviane, spagnole e Cecoslovacche), a tessere le trame furono gli americani e gli australiani, con Rod Laver (Australia) a fare quaterna conquistando per due volte (record assoluto) il Grande Slam.

Il 1976 segnò, invece, uno spartiacque importante che vide lo svedese Bjorn Borg mettere in fila 5 successi. Giunti nel 1981, e fino al 1984, ripresero quota gli americani, con John McEnroe e Jimmy Connors a imperversare, ma, tra il 1985 e il 1990, fu il turno del tedesco Boris Becker (3 successi), seguito dallo svedese Stefan Edberg (2 successi) e dall’australiano Pat Cash. Boris Becker che, nel 1991, cedette lo scettro della vittoria al connazionale Michael Stich. Fino al 2000, con il tennista olandese Richard Kraijceck a ritagliarsi un anno di gloria (1996), a riprendere il feeling con l’erba londinese furono i tennisti americani e, dopo il successo di Andre Agassi (1992), fu Pete Sampras a sbaragliare la concorrenza con 7 trionfi che gli permisero di eguagliare il primato di William Reinshaw risalente al lontanissimo 1889.

Il croato Goran Ivanisevic (2001) e l’australiano Lleyton Hewitt (2002) introdussero lo svizzero Roger Federer che, fino al 2017, mettendo in cascina un incredibile filotto di 8 successi, stabilì il nuovo record. Gli altri 7 successi furono, invece, appannaggio dello spagnolo Rafael Nadal, del serbo Novak Dokovic e dell’inglese Andy Murray il quale, dopo 77 anni, riportò il Regno Unito, che nonostante il lungo digiuno comanda tutt’ora la classifica con 37 vittorie, a rinverdire i fasti d’un tempo.

Il biennio 2018 2019 è stato dominato da Novak Dokovic che, con il successo del 2019, è giunto a 5 vittorie; 3 delle quali ottenute contro King Roger ovvero Roger Federer. Dopo il fermo forzato (causa covid) del 2020, nel 2021 la storia di Wimbledon è ripartita arricchendosi di una delle pagine più belle di sempre grazie alle gesta del venticinquenne italiano, romano di nascita, Matteo Berrettini capace, per la prima volta in assoluto, di arrivare dove nessun italiano era mai arrivato… in finale. Finale che, al cospetto del numero uno al mondo, Novak Dokovic, lasciava poche speranze al valoroso tennista azzurro il quale, dopo aver fatto suo il primo set, ha ceduto al fortissimo avversario che ha, così, centrato la vittoria numero 6 sull’erba di Wimbledon… la 20a nel Grande Slam.