Reggina-Brescia, la match analysis dell’incontro

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Altra sconfitta casalinga per la Reggina, anche questa abbastanza pronosticabile dato che al Granillo arrivava la seconda forza del campionato cadetto, il Brescia di Inzaghi, che fuori casa ha raccolto 25 punti in 10 partite, frutto di 8 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta.

Confermato (ancora una volta) il trend negativo che ha trascinato i Reggini ad un non lusinghiero 12esimo posto momentaneo, anche perché la vittoria non arriva ormai da più di due mesi, una vittoria in casa da quasi tre.

Tuttavia sappiamo tutti che è arrivato in panchina Toscano al posto dell’esonerato Aglietti, ormai in rottura totale con buona parte della squadra che in occasione della sua ultima partita si è totalmente consegnata all’Alessandria, dando l’impressione di essersi letteralmente ammutinati.

Non è difficile capire le ragioni della totale sfiducia all’ormai ex allenatore: un gioco molto speculativo e totalmente dipendente dal risultato che non avrebbe mai dovuto convincere i tifosi, neanche quando è stato raggiunto quel tanto prestigioso secondo posto, frutto però di un calendario molto agevole, appena sono arrivati test più probanti la Reggina si è sciolta come neve al sole, dimostrando tutta la sua sterilità offensiva.

A questo proposito Toscano sembra essere intenzionato ad offrire di più, uno stile di gioco più propositivo, con qualche uscita dal basso abbastanza interessante.

Questo, però, dimostrato nella trasferta a Como, nella partita finita 1-1 prima della “sosta” natalizia forzata dal COVID.

Forse il focolaio interno ha rallentato il precoce lavoro di Toscano che contro il Brescia ha fatto qualche passo indietro a livello di gioco, cosa anche preventivabile dato che parliamo di una squadra sicuramente superiore e ben allenata.

Per provare l’impresa la Reggina è scesa in campo con i soliti noti più Lakicevic terzino destro, Bianchi in mediana e Rivas e Ricci sulle fasce, difesa composta dalla coppia Regini-Stavropoulos, orfani di Thiago Cionek (squalificato).

La partita non comincia con un gran ritmo, i padroni di casa optano per un atteggiamento più attendista senza neanche troppo pressing alto (di solito molto utilizzato), con il Brescia molto paziente nel girare palla anche tra i difensori, dimostrato anche dal 61% di possesso palla nel primo tempo.

In fase di non possesso gli Amaranto hanno aspettato gli avversari schierandosi con un 4-4-2 con Cortinovis e Galabinov a schermare i due difensori centrali cercando di non far arrivare la palla al regista del Brescia Van De Looi (gran partita la sua, a proposito).

Con un po’ di pazienza ad ogni modo il Brescia è arrivato molte volte sulla trequarti avversaria soprattutto dalle vie laterali, ed una volta arrivati lì spesso non hanno avuto problemi ad imbucare per i propri attaccanti, su questo la Reggina continua ad avere qualche difficoltà permettendo spesso di far arrivare molti passaggi nei mezzi spazi dietro la linea del centrocampo.

Difficoltà che si sono palesate anche in occasione del primo gol del Brescia: Rivas va a chiudersi da solo cercando un contropiede solitario alla fine del quale perde palla, Van De Looi lancia Ayè in profondità (fenomenale questo giocatore se ha tutti questi spazi), favorito da un filtro inesistente del centrocampo che non si è sistemato in tempo ma soprattutto da un’uscita senza senso di Stavropoulos a palla scoperta: impensabile cercare di aggredire l’attaccante lanciato se hai dietro così tanto campo, soprattutto contro un giocatore così veloce.

Un altro problema della Reggina in campo è stato sicuramente l’eccessiva distanza tra reparti e probabilmente la mancanza di comunicazione tra essi, soprattutto quando si alzava leggermente il baricentro la difesa rimaneva troppo bassa ritrovandosi troppo distante dal centrocampo (questo invece troppo alto), con un passaggio giusto il Brescia trovava sempre transizioni offensive molto pericolose.

Un’occasione da gol creata da queste condizioni si è verificata al 33’: il Brescia attira Regini fuori dalla linea difensiva, come visto nella prima foto, manca la copertura preventiva (in questo caso di Crisetig, sempre abbastanza impreciso quando c’è da fare una difesa di posizione) che lascia 10 metri buoni di spazio occupato dal trequartista avversario da cui nascerà un 3vs3, l’azione finirà con una grande parata di Micai, una delle tante nella partita di sabato.

Il vero problema degli Amaranto è che sembrano non imparare dagli errori, subendo gol sempre molto simili tra loro, già nell’analisi della partita contro il Lecce abbiamo visto come la Reggina abbia subito un gol cercando una riaggressione sull’avversario dopo una palla persa: anche contro la squadra di Inzaghi è stato fatto lo stesso errore, con Bianchi che ha attaccato il portatore di palla invece che temporeggiare nonostante i ben 7 compagni di squadra pericolosamente nella metacampo avversaria, favorendo un passaggio facile per Moreo. Ayè farà certamente un bel gol, che si poteva però evitare con una transizione difensiva efficace.

I padroni di casa, dal canto loro, non avevano molte armi per far male offensivamente, in particolare le belle uscite dal basso che si sono viste contro il Como non sono state ben eseguite questa volta, anzi Galabinov ha dovuto fare gli straordinari sulle palle alte, venendo spesso chiamato in causa per fornire uno sfogo alla manovra, a fine parttia saranno infatti ben 14 i contrasti aerei del bulgaro, di cui 8 vinti, che però non è riuscito sempre a gestire il pallone in maniera ottimale, venendo a mancare nell’ultimo passaggio.

Una buona costruzione che Toscano aveva fatto vedere nella partita precedente era costituita dall’arretramento dei mediani (Bianchi-Crisetig) come portatori di palla, gli esterni al centro del campo (Rivas-Ricci) per favorire le salite dei terzini (Di Chiara-Lakicevic).

Una costruzione che abbiamo visto invece poche volte sabato, anche perché la Reggina ha avuto poche volte il pallino del gioco.

Sicuramente il migliore in campo per gli Amaranto è stato Ricci, sempre molto propositivo sia in dribbling che al cross, in generale Bianchi è riuscito spesso a trovarlo libero sul lato debole e lui usufruiva dello spazio creato dalle sovrapposizioni del terzino per rientrare sul sinistro.

Alla fine della fiera la banda di Toscano si è dimostrata per l’ennesima volta incapace di competere con le squadre di vertice, la fase offensiva sembra migliorata ma a difesa schierata continua a concedere tantissimo ad avversari con buone trame offensive.

La prossima partita in casa del Monza ci dirà di più sui progressi dei reggini, certo è che il tempo scarseggia e la classifica potrebbe farsi presto preoccupanti, sarà fondamentale soprattutto ritrovare la fiducia della squadra, che è molto facile da perdere quando si imbeccano questi lunghi periodi negativi.