Vicenza-Reggina, la match analysis dell’incontro

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Arriva finalmente la prima vittoria esterna della Reggina in campionato dopo i pareggi con Pordenone e Crotone e la sconfitta con la capoclassifica Pisa.
Una vittoria fondamentale non solo per rilanciarsi in classifica ed assestarsi in zona playoff, a stretto contatto con le squadre che la precedono, ma anche per il morale che poteva essere minato dopo il precedente KO pesante.

Tre punti che arrivano contro un Vicenza che sta ancora cercando se stesso, reduce dall’arrivo del nuovo allenatore Cristian Brocchi, che ha portato finalmente alla squadra i primi tre punti della nuova stagione contro il Pordenone, dunque un avversario assolutamente da non sottovalutare, forte di un attacco molto pesante (Diaw-Longo) e di un giovane centrocampista dalle belle speranze come Filippo Ranocchia arrivato in prestito dalla Juventus.

La Reggina si schiera invece con il classico 4-4-2 con Loiacono terzino destro, Bianchi in mediana con Crisetig e Menez in attacco in coppia con Galabinov.

L’andazzo della partita è molto chiaro: la Reggina cerca di fare la partita soprattutto nel primo tempo, non costruisce tantissime palle gol ma ha sempre il pallino del gioco in mano come anche testimoniato dai dati sul possesso palla (58% nel primo tempo); il Vicenza invece cerca più che altro di ripartire e fatica a tenere palla in difesa, andando spesso a cercare le due punte con lanci lunghi, su cui spesso fanno buona guardia Cionek e Stavropoulos, e cercando soprattutto di aggredire le seconde palle che si vanno a creare con i centrocampisti.

Tralasciando la poca voglia di palleggiare in difesa dei padroni di casa, la fase di pressing della Reggina si dimostra molto ordinata e lascia pochi spunti alla retroguardia avversaria, con Bianchi e Ricci che si alternano per marcare Ranocchia, il regista avversario, quasi a formare un 4-2-3-1.

Poche volte la nostra pressione non va a buon fine e, quando succede, i vari reparti si ritrovano troppo distanti l’uno dall’altro: nell’azione qui sotto riportata ad esempio Bianchi e Crisetig vanno entrambi su Ranocchia e lasciano una linea di passaggio facile per Dalmonte: con la retroguardia Reggina distante almeno 20 metri dall’azione, il trequartista avversario partirà con una progressione palla al piede che fortunatamente si concluderà con un nulla di fatto, ma il rischio di prendere gol c’è.

Crisetig come al solito si rivela fondamentale in fase di costruzione, evitando l’aggressione avversaria e andandosi a posizionare tra i due centrali difensivi, permettendo anche ai due terzini di stare anche abbastanza alti grazie ad una pressione molto passiva degli avversari.

A questo proposito, chiaramente Loiacono funge praticamente da terzino bloccato mentre di Chiara è come al solito più propositivo: proprio da lui nasce la prima grande occasione per gli ospiti, grazie ad un lancio millimetrico di Crisetig va sul fondo e pennella un cross perfetto per la testa di Galabinov che tutto solo manda alta la palla.
A sinistra buona prestazione anche per Bellomo che con lo stesso di Chiara costruisce un buon asse per creare superiorità numerica nella fascia, ma non solo, è sempre lui il primo a raccogliere gli scarichi di Galabinov per poi inserirsi con la palla.

La partita segue un copione ben definito fino a quando la Reggina non la sblocca sugli sviluppi di un calcio d’angolo proprio con l’attaccante bulgaro che raccoglie una palla vagante col petto e incrocia col destro lasciando il portiere immobile.

Da qui il Vicenza prende più volentieri il pallino del gioco ma poche volte riesce a rendersi pericoloso, lo fa soprattutto con Dalmonte, che è molto bravo a farsi trovare tra le linee sfruttando anche errori di occupazione dello spazio degli ospiti.
Sono due i principali colpevoli di questi errori: Menez e Crisetig.

Il primo molto banalmente ci mette poca voglia in fase difensiva e molte volte si trova nella terra di nessuno senza un compito ben preciso, il secondo fatica a trovare la porzione di campo adatta ad interferire nelle linee di passaggio degli avversari, con Dalmonte (molto bravo a farsi trovare libero tra le linee) che più di una volta riceve nel mezzo spazio tra centrocampo e difesa reggina grazie anche a dei bei passaggi di Ranocchia sfruttando il poco filtro fornito dallo stesso Crisetig.

Tuttavia i padroni di casa non si renderanno mai troppo pericolosi e si faranno vedere poche volte dalle parti di Turati, con la Reggina che soprattutto nel secondo tempo gestirà il vantaggio abbastanza agevolmente anche dopo i cambi, anzi a maggior ragione mettendo Cortinovis, Lakicevic e Rivas mantiene meglio il possesso riuscendo a non perdere troppo campo di fronte agli ultimi disperati assalti vicentini, pur non creando mai occasioni concrete per raddoppiare il vantaggio e chiudere virtualmente la partita; questo è un fattore da migliorare, perché basta poco e la partita può prendere binari indesiderati come dimostrato dal clamoroso palo su punizione da 35 metri di Taugordeau: basta un episodio per cambiare le sorti del match e Aglietti con il suo staff deve lavorare per evitare di rimanere beffati.

A questo proposito, è molto importante ritrovare quella verve offensiva che l’anno scorso era stata trovata con Baroni, la Reggina infatti crea abbastanza poco rispetto al potenziale offensivo offerto in campo come dimostrato dai soli 8 gol segnati in campionato (sedicesimo attacco in Serie B), sembra avere poche opzioni offensive e fatica ad arrivare nella porta avversaria verticalmente.

Rimane comunque una buona vittoria quella di Galabinov e compagni che hanno dimostrato ancora una volta di avere una buona solidità difensiva, adesso testa al prossimo impegno contro il Parma di Buffon che sta sorprendentemente faticando, reduce da tre pareggi di fila.