Mi ritorni in mente…15 anni fa il famoso Reggina-Juventus 2-1

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Il campionato 2004-2005 è da sempre uno dei tornei più discussi della storia del nostro calcio. Una casella vuota nell’albo d’oro, 19 partite sotto inchiesta, 6 società colpite da pesanti sanzioni dalla Corte federale, arbitri inibiti perché corrotti, radiazioni per alcuni dirigenti: è la sintesi di uno scandalo che oggi ricordiamo come “Calciopoli”.

Tra le 6 società punite troviamo, appunto, queste due squadre: Juventus e Reggina. I bianconeri furono i più danneggiati dalla sentenza definitiva poiché si videro revocare due scudetti (2004-2005 e 2005-2006) e vennero retrocessi in Serie B per la stagione 2006-2007 con una penalizzazione iniziale di 9 punti. Gli amaranto, invece, presero parte al campionato di Serie A 2006-2007 partendo però da -11 in classifica.

Reggina-Juventus è ricordata come la partita in cui tutto ebbe inizio. Da qui infatti partirono le prime indagini da parte degli inquirenti, i quali da tempo sospettavano sul fatto che Moggi, all’epoca dirigente della Juventus, fosse riuscito a costruire una sorta di potere nel corso degli anni mettendo uomini di fiducia al comando della Federazione. Si fa riferimento all’allora presidente federale, Franco Carraro, al vicepresidente, Innocenzo Mazzini, ai designatori arbitrali, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, e al Presidente dell’AIA (Associazione Italiana Arbitri), Tullio Lanese.

Sono passati 15 anni da quella sera del 6 novembre 2004 e oggi, anniversario di questa sfida controversa, cercheremo a distanza di anni di rievocare ciò che accadde tra campo e spogliatoi.

Reggio Calabria, 6 novembre 2004 ore 20:30. È la 10^ giornata del massimo campionato di calcio e al “Granillo” Reggina e Juventus sono pronte a darsi battaglia davanti a più di 20 mila spettatori. La Juve di Fabio Capello non ha ancora perso una partita e la sua difesa è la meno battuta del torneo, con soli 2 gol subiti. La Reggina del neoallenatore Walter Mazzarri si trova in una situazione di classifica molto critica (18° posto) perché ha racimolato solamente 7 punti dopo 9 giornate. La partita parte bene per i calabresi, i quali passano in vantaggio al 12’ in maniera fortunosa grazie al gol di Colucci, il quale batte Buffon dopo che Cannavaro aveva cercato di allontanare il pallone che viene ribattuto proprio dal centrocampista foggiano. Il vantaggio, però, dura poco. Ibrahimovic al 14’ sfrutta un errore di De Rosa e, solo davanti a Soviero, esordiente in Serie A in quest’occasione, pareggia subito i conti. Al 26’ sono però gli amaranto a ripassare in vantaggio grazie ad una punizione rasoterra di Zamboni, complice anche un errore di Buffon.

Ma, in questo match, gli episodi accaduti in campo e fuori la fanno da padrone. Molte sono infatti le polemiche per alcune decisioni di Gianluca Paparesta, arbitro di quella partita, che non concede un calcio di rigore ai bianconeri a causa di un presunto fallo di mano di Balestri e annulla una rete prima ad Ibrahimovic, e poi a Kapò nei minuti finali. Terminata la sfida, Luciano Moggi intervistato a “Studio Sprint” finge, con grande correttezza, di accettare le decisioni arbitrali. Ma, in realtà, solo pochi istanti prima lui e Antonio Giraudo, amministratore delegato della Juventus, si trovavano negli spogliatoi del “Granillo” a minacciare Paparesta e i suoi collaboratori circa i loro errori commessi. Tutto ciò è documentato da una telefonata intercettata, avvenuta la sera stessa, tra Pietro Ingargiola, quarto uomo di quella partita, e Tullio Lanese. Ingargiola sembra molto spaventato e riferisce a Lanese che in tanti anni di carriera non aveva mai assistito a scene del genere. Lanese lo raccomanda a tacere sull’episodio, e il quarto uomo controbatte rispondendo che quando Moggi e Giraudo sono entrati nello spogliatoio a minacciare, lui è andato a nascondersi in bagno.

Poco dopo avviene un’altra telefonata, quella tra Moggi ed una sua amica, Silvana Garufi, i quali discutono degli episodi della partita appena conclusa. È proprio così che nasce la leggenda di Paparesta rinchiuso negli spogliatoi poiché, nell’intercettazione in questione, l’ex direttore generale bianconero si vanta appunto di aver commesso tale azione addirittura dicendo di aver portato con sé le chiavi. Come sono andate veramente le cose lo sanno solo loro. Sia Moggi che Paparesta da anni negano che l’episodio sia accaduto. Il primo ha sempre affermato che quella fatta al telefono è stata solamente una battuta e che, proprio a causa di questa, la carriera di arbitro di Paparesta si è interrotta. Dall’altro canto, il fischietto barese si è sempre detto infastidito a riguardo perché, nell’immaginario collettivo, lui è etichettato continuamente come “l’arbitro che si è fatto rinchiudere”.

La vicenda, se rispolverata, suscita ancora oggi molte discussioni sia nelle trasmissioni sportive sia sui giornali e sui social network. Alla fine, dopo aver ricostruito i fatti, è importante sottolineare come Moggi fu sì accusato di sequestro di persona, ma l’indagine venne poi archiviata dalla procura di Reggio Calabria poiché «il fatto non sussiste». Ufficialmente, dunque, l’episodio non è mai avvenuto anche se resta una delle pagine più brutte e allo stesso tempo più misteriose della storia del nostro calcio.

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