Reggina, a Vibo per completare l’opera

89

Da quando Roberto Cevoli è ritornato a guidare la compagine amaranto la prima cosa su cui il mister ha lavorato è stata la mentalità. Dopo la Cavese anche la Casertana ha potuto constatare come i calciatori della Reggina siano duri a morire. L’aspetto che rileva maggiormente agli occhi di addetti ai lavori e non solo è che la squadra, pur assumendo un atteggiamento più guardingo, paradossalmente riesca a costruire più occasioni da gol. Si presta più attenzione alla parte difensiva per ridurre al minimo quei blackout che in passato divenivano decisivi ai fini del risultato finale e, contestualmente, le azioni d’attacco vengono orchestrate senza frenesia. Dopodichè gli innesti di Doumbia e Baclet a partita in corso possono risultare  determinanti quando gli avversari accusano un po’ di stanchezza.  Non è un caso, infatti, che la Reggina trovi la via della rete in zona cesarini o, comunque, nella parte finale della gara, riuscendo a gestire il vantaggio senza rischiare più di tanto. Questa qualità, a dir il vero, era venuta fuori già prima dell’esonero.

La partita di domenica scorsa, inoltre, ha lasciato in eredità un’altra constatazione importante che prende il nome di Niko Kirwan. Il neozelandese, alla prima rete in maglia amaranto, è stato il migliore in campo. L’esterno destro, ha dimostrato, nel girone di ritorno, una crescita esponenziale con ulteriori margini di crescita, che colorano a forti tinte rosee il suo futuro. Il laterale, da due anni in Italia, è figlio di John Kirwan campione del mondo di rugby con gli All Blacks nel 1987, che a tutti gli effetti fa parte della Hall of Fame della palla ovale. Dal padre e dalla cultura neozelandese ha tratto lo spirito di sacrificio e la giusta aggressività che riversa in campo tutte le domeniche.

Adesso è doveroso compiere l’ultimo sforzo contro la Vibonese per coronare quel sogno chiamato play-off. L’ambiente è già in fibrillazione e la vendita di tutti i 732 tagliandi del settore riservato ai tifosi della Reggina confermano il notevole entusiasmo. Al “Luigi Razza”, con molta probabilità, sembrerà di giocare in casa, ma la parola d’ordine è affrontare la gara con molta attenzione per non correre in spiacevoli sorprese. Serviranno ancora altri tre punti perché gli ultimi due successi della Cavese hanno innalzato la quota e, di certo, non sono possibili sonni tranquilli.

 

Antonio Spina
CONDIVIDI