Palmese, dopo “l’annus horribilis” 2019-2020 si chiude un ciclo

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La caduta contro il San Tommaso, risuscitato in un finale da girone dantesco, tale da scatenare l’ira del poco pubblico presente sui gradoni del Giuseppe Lopresti che, nonostante le infinite delusioni cumulate nel corso di una stagione tra le più nere di sempre, credeva ancora in una possibile rimonta, ha fatto segnare il passo a una squadra il cui destino sportivo sarà, purtroppo, la mesta retrocessione in Eccellenza… solo la matematica, infatti, non condanna ancora la Palmese.

Dopo il brillante torneo dello scorso anno, conclusosi con un piazzamento impensabile, bastava semplicemente ripartire da quel validissimo gruppo, giunto a sole due lunghezze dai play off, guidato da un professionista quale è Ivan Franceschini, e oggi avremmo probabilmente parlato di ben altro… Adducendo, invece, le solite problematiche economiche (il massimo campionato dilettantistico nazionale da questo e da molti altri punti di vista urge, comunque, di riforme non più procrastinabili…) e quant’altro (se non si era nella condizioni di portare avanti il progetto era meglio passare la mano o desistere…) si è deciso di fare piazza pulita costruendo una squadra poco competitiva per il probante torneo di Serie D che, comunque, Mario Dal Torrione aveva ben forgiato ma, all’indomani della sconfitta contro il Licata (di gran lunga la migliore partita vista quest’anno…) all’allenatore gioiese è stato dato il ben servito chiamando al capezzale dei neroverdi Antonio Venuto. Nonostante l’esperto tecnico messinese sia dovuto ripartire quasi da zero, alla pari di quanto fatto dal suo predecessore, aveva raddrizzato una barca che, pur continuando a imbarcare acqua da tutte le parti, con qualche saggio ritocco, lasciava ben sperare… lo 0-0 contro il Palermo, rimasto imbrigliato da una tattica perfetta, che gli ha fatto perdere i primi punti in trasferta, non è stato certo un caso. Giunti a dicembre è arrivato il colpo di grazia definitivo. Rosa completamente rivoluzionata, Natale Iannì ingaggiato al posto di Antonio Venuto e un crollo verticale che, giornata dopo giornata, ha fatto segnare il passo a una Palmese la cui versione dicembrina (rivoltarla come un calzino al giro di boa è stato un errore macroscopico…) non poteva che portare dritti in Eccellenza. 4 punti in 10 partite (una media di 0,4 punti a partita… 0,3 in meno rispetto alla gestione Venuto…) è stato il magrissimo bilancio messo insieme dall’undici di Natale Iannì che, obiettivamente, nonostante la squadra non sia mai stata in balia degli avversari, poteva fare ben poco.

55 calciatori convocati, l’ultimo tesserato, l’argentino Acosta, ha esordito proprio contro gli avellinesi, e l’avvicendamento di 3 allenatori, sono la cartina al tornasole dei troppi errori messi insieme da una dirigenza che, a differenza dello scorso anno, dove a capo c’era comunque il dottor Domenico Larizza, non ne ha azzeccata praticamente una meritandosi, a dirlo sono i numeri, la bocciatura senza appello.

Da oggi, anche se il campionato andrà avanti fino al 3 maggio, si dovranno porre le basi per il rilancio del calcio a Palmi affinchè la Serie D (che in una soleggiata domenica di aprile di quattro anni orsono vide finalmente “vestirsi di verde”… il Leggendario campo sportivo Giuseppe Lopresti che riaprì i battenti di fronte a oltre 2.000 spettatori festanti in un pomeriggio dove la Palmese avrebbe affrontato l’attuale Reggina), torni presto ad allietare le domeniche pallonare alle pendici del monte Sant’Elia. Non sarà certo facile (le problematiche da affrontare saranno molteplici…) ma, in una cittadina di quasi 20.000 abitanti, distintasi da sempre nel panorama calcistico regionale e non solo [su 76 campionati disputati, dal lontanissimo 1932-33, ben 27 sono stati quelli a carattere nazionale, 39 quelli a carattere regionale di primo livello, il resto (10) sono stati tornei a carattere regionale di secondo livello], la storia, passata e recente, dimostra che, dopo ogni caduta, anche la più rovinosa, ci si è sempre rialzati. Lo si è fatto negli anni ’60 (il periodo più buio in assoluto tant’è che si arrivò a giocare anche in Seconda Categoria con un campo sportivo ai limiti dell’abbandono…) e, possiamo starne certi, lo si farà anche adesso… Guardiamo, quindi, avanti con fiducia e pazienza se si sarà costretti a ripartire da qualche polveroso campo di periferia dove, comunque, la Palmese avrà sempre dalla sua quella gloriosa storia che niente e nessuno potrà mai cancellare… Ad maiora…

 

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