Palmese-Palermo, una favola dal sapore antico da tramandare ai posteri

148

Il gioco del calcio… anzi del football, termine anglosassone coniato dai maestri inglesi che ne scrissero le primissime regole oltre due secoli orsono, è capace di regalare pagine, spesso inimmaginabili, che rimangono per sempre scolpite nella memoria collettiva. La sfida, sulla carta quasi impossibile, tra la piccola Palmese e il grande Palermo (costretto, suo malgrado, a ripartire dalla Serie D la scorsa estate con il presidente Dario Mirri, nipote del compianto presidentissimo Renzo Barbera, presente a Palmi a seguire, con un aplomb d’altri tempi, la sua squadra del cuore, che, assieme al proprietario Antonio Di Piazza, ne stanno pian piano risollevando le sorti) ne ha scritta una che, quando l’incedere del tempo ne ingiallirà le pagine che ne raccontano l’impresa, assumerà sempre più i contorni dell’epicità. E si perché anche uno 0-0, se colto contro una squadra che ha scritto nella sua storia ultracentenaria pagine di grande calcio (i 35 campionati di massima serie disputati sono lì a testimoniarlo…) avendo nelle sue fila decine e decine di calciatori di livello mondiale… tra gli interpreti più recenti basta citare l’uruguagio Edinson Cavani e l’argentino Paulo Dybala … non può che esserne la testimonianza più autentica.

Il grande merito del pareggio, il primo dopo cinque vittorie consecutive conseguite lontano dal Renzo Barbera (teatro, all’indomani della trasferta in terra calabrese dei rosanero, dell’incredibile 9-1 dell’Italia di Roberto Mancini ai danni dell’Armenia… solo nel 1928, 11-3 contro l’Egitto che valse la medaglia di Bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam, gli azzurri furono capaci di segnare più reti), che nel finale ha subito una scossa quando l’ex nazionale argentino, nonché ex fiorentino e napoletano, Santana ha scheggiato il palo alla sinistra di Licastro, va ascritto alla competenza tecnica di Antonio Venuto, che ha preparato la sfida alla perfezione e, ovviamente, ai brillanti 11 interpreti scesi in campo… Licastro, Bruno, Misale, Chiavazzo, Granata, Condomitti, Saba, Villa, Fioretti, Trentinella, Militano… che, al cospetto di un avversario di ben altra categoria (come affermato dallo stesso Antonio Venuto), guidato dall’ex reggino Rosario Pergolizzicon in porta l’ex spallino Fallani, una linea difensiva a quattro formata da Accardi, Lancini, Crivello (lo scorso anno tra i cadetti con le casacche di Palermo, Brescia e Spezia), e dall’ex Altamura Vaccaro, un centrocampo a tre con l’ex Modena Martinelli, il metronomo francese ex Monaco Martin e l’ex Bari Langella, a supportare un tridente d’attacco formato dall’astro nascente di casa classe 2000 Lucera, Ricciardo, che, dopo aver messo a segno oltre 100 marcature nel corso della sua lunga carriera, lo scorso anno ha trascinato in Cesena in Serie C a suon di reti, e il trentottenne Santana autentico fiore all’occhiello… non hanno tatticamente sbagliato nulla.

A distanza di pochi mesi, quando fu il Bari del patron Aurelio De Laurentiis a venire bloccato sullo 0-0 dagli encomiabili ragazzi di Ivan Franceschini che al termine del campionato centrarono un memorabile 7o posto, anche il Palermo non è riuscito a violare il Giuseppe Lopresti… un campo “Leggendario” che di imprese ne potrebbe raccontare centinaia e centinaia. Come quella andata in scena, nell’allora campo del Littorio, il 25 febbraio 1934, quando fu l’inarrestabile capolista Catania guidata magistralmente dal tecnico ungherese Géza Kertész (che al termine di quel campionato fu promossa in Serie B per la prima volta nella sua storia) a venire fermata sullo 0-0 dal formidabile undici palmese di Jeno Dietricht… catanesi che, qualche anno dopo, in quella che fu la seconda e ultima partita giocata a Palmi, vennero battuti 1-0 grazie alla rete dell’attaccante salernitano Vincenzo Volpe. Se dopo oltre ottant’anni se ne parla ancora un motivo ci sarà ed è lo stesso che, tra tanti e tanti anni, potranno raccontare coloro i quali, tornando indietro nel tempo, rammenteranno ai posteri parlando loro di quell’impresa epica contro il grande Palermo fermatosi alle pendici del monte Sant’Elia al cospetto di una Palmese che, in un’uggiosa domenica novembrina, con una cornice di pubblico di oltre 1.000 spettatori, 400 dei quali giunti dalla Sicilia, a sfidare l’inclemenza del tempo, si prese la scena indossando i panni della grande.

 

CONDIVIDI