Palmese, quale futuro per la società neroverde?

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Sono trascorsi esattamente 83 giorni da quando la Palmese è scesa in campo al Giuseppe Lopresti contro il Marsala in  quella che sarebbe stata l’ultima partita stagionale prima che l’epidemia da coronavirus portasse al blocco di tutti i campionati dalla Serie A alla Terza Categoria. Finì 0-0 con i neroverdi che, dopo aver sciorinato un bel calcio in una delle rare uscite giocate all’altezza della categoria, ebbero molto da recriminare per aver colpito per ben cinque volte i legni della porta avversaria.

Quel che, però, è successo 82 giorni dopo quel fatidico 1 marzo ha dell’incredibile perché la proposta avanzata nella giornata di ieri dal Consiglio Direttivo della L.N.D. presieduto da Cosimo Sibilia, che dovrà essere ratificata (poco più di una formalità) nel prossimo Consiglio Federale della F.I.G.C., far, cioè, retrocedere d’ufficio le ultime quattro dei nove gironi di Serie D, tra le quali la Palmese, lascia molti malumori. Per i neroverdi, ultimi della classe con appena 12 punti, con ogni probabilità la retrocessione sarebbe arrivata sul campo ma, numeri alla mano, pur essendoci una possibilità su cento per provare a salvare la categoria (al termine del campionato mancavano ancora otto giornate) non gli è stato possibile farlo. Se dopo l’emergenza coronavirus, il futuro del calcio parte con questi presupposti i dubbi che sia stata fatta la scelta migliore, nel rispetto dei ruoli, sono tanti.

Quel che urge, quindi, è un radicale cambio di marcia partendo da un presupposto fondamentale… il sistema calcio, dalla Serie C in giù, così com’è non regge più ormai da anni ed è quanto mai necessario ridurre subito il numero dei club professionistici portandoli dagli attuali 100 ad almeno 60. Una delle strade percorribili potrebbe essere quella di allargare la Serie B a 40 squadre (suddivise in due gironi), mutuare la Serie C in una sorta di categoria semiprofessionistica e ripristinare la vecchia Interregionale. Solo così il calcio potrà essere quello sport che tutti vorrebbero (chi non ricorda le favole Castel di Sangro come anche l’Ospitaletto di Gigi Maifredi) e a volerlo per primi sono i 36 club (nel girone I, oltre alla Palmese, la spada di Damocle ha colpito San Tommaso, Marsala ma, soprattutto, Corigliano) che si sono visti declassati nelle categorie regionali e già scalpitano per difendersi in ogni dove. Il tempo per rimettere le cose a posto c’è, a maggior ragione visto lo slittamento dell’inizio della prossima stagione, basta solo operare delle scelte eccezionali mettendo al centro l’interesse dei club.

Nell’attesa di buone nuove, alle pendici del monte Sant’Elia l’imperativo categorico sarà soltanto uno… ripartire da un organigramma societario animato da propositi lungimiranti per ridare lustro ai gloriosi colori neroverdi come la storia impone da sempre.

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