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Lo sport come metafora di vita: intervista a Giuseppe Luciano

2023-07-29 10:53

Angela Galluccio

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Lo sport come metafora di vita: intervista a Giuseppe Luciano

"...Bisogna capire che non ci sono limiti.... Volere è potere, ma servono anche dei sacrifici. Se ci si mette in testa questo, si può fare tutto"

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Lo sport è un linguaggio universale in cui non esistono limiti ma opportunità di vita e spesso anche di rinascita per persone con disabilità. Oltre a fornire benefici sia a livello fisico che mentale, favorisce l’integrazione sociale per chi è spesso vittima di emarginazione ed esclusione. Abbiamo affrontato questi temi con Giuseppe Luciano, consigliere comunale a Cinquefrondi, che da ormai diversi anni fa parte dell’Associazione Aida di tiro con l’arco. La sua storia sportiva inizia negli anni ’80 quando tramite l’influenza di suo fratello si appassiona al mondo del motociclismo:
In quel periodo mi ero recato al Nord per motivi di lavoro e lì ho comprato la mia prima moto. Ho iniziato a fare qualche gara nel campionato regionale in Emilia Romagna e poi dopo 10 anni sono rientrato in Calabria. Qui ho fondato il motoclub “Paolo Rossi Cina”, che in realtà era già esistito negli anni ‘70, e ho deciso di dedicarlo ad un mio amico che mi ha aiutato tantissimo quando mi trovavo a Cesena. È un ragazzo che si è costruito da solo, oltre ad essere di una semplicità unica. Ricordo che negli anni ‘80 siamo andati a fare due gare del mondiale e ci siamo arrivati con una R4, quando invece i campioni più blasonati si spostavano in camper. Da allora, nelle categorie 125, 250 e 450, ho vinto 23 campionati regionali e 2 campionati nazionali “Supermarecross” sulla sabbia. Nel 2003/04 ho fondato una scuola per minicross e abbiamo tenuto diverse manifestazioni nei campi sportivi per bambini dagli 8 ai 14 anni. Nel 2004 ho corso la mia ultima gara e poi nel 2005, nel mese di aprile, ho avuto un incidente e sono rimasto in carrozzina”. 

 

Nonostante tutto, Giuseppe Luciano non ha mai abbandonato il mondo dei motori e, come ha ribadito, non vive di rimpianti. Oggi, oltre a svolgere un’attività lavorativa nell’officina insieme a due suoi fratelli, è anche direttore di gara nelle manifestazioni di motocross e prosegue il suo impegno nello sport:
Sono sempre stato una persona che si è continuamente messa in gioco e lo sport mi ha appassionato fin da giovane. Finite le scuole medie, praticavo diverse discipline a livello amatoriale insieme ad altri ragazzi, tra cui calcio, basket e pallavolo. Ho avuto tante associazioni anche sportive, sono stato il presidente di una Onlus di protezione civile e dal 1994 al 2000 abbiamo organizzato i giochi dei rioni a Cinquefrondi, sullo stile dei ‘giochi senza frontiera’. Con l’aiuto del motoclub e di altre persone ho fatto qualsiasi cosa si potesse realizzare proprio in nome dello sport. So che c’è gente che pensa che il mio incidente sia stato “colpa” della moto, ma se io riuscissi a camminare ci salirei di nuovo senza pensarci due volte. Non ho rimpianti. Ho corso in tutta Italia, da Trieste fino a Trapani, sono stato anche in Tunisia e in Francia e se non avessi fatto tutto questo non avrei vissuto nulla. Nella mia vita faccio tutto da solo, sono autonomo, guido la macchina e non mi sono mai arreso davanti a niente. Credo che le cose accadano perché ognuno ha la propria strada da dover percorrere ed è inutile trovare dei responsabili”. 

 

Nella vita di Giuseppe Luciano non c’è solo spazio per i motori, ma anche per arco e frecce. In questi ultimi anni ha infatti partecipato a diverse gare di para-archery:
Quando ho avuto l’incidente sono stato a Montecatone da maggio fino alla fine di dicembre. All’inizio è stata dura, però pur restando nell’ambiente del motocross ho iniziato a guardarmi intorno. Avevo provato a fare basket, ma il tragitto da qui a Lazzaro era troppo lungo visti anche gli altri miei impegni, quindi mi sono avvicinato al tiro con l’arco. Per 4/5 anni ho partecipato al campionato italiano a prova unica di para-archery e ho sostenuto gare a livello regionale in tutta la Calabria e anche in Sicilia. Adesso sono anche consigliere comunale e a febbraio ho fatto la mia ultima gara perché al momento non ho molto tempo per allenarmi. Proprio a Cinquefrondi, sarà presto inaugurata una struttura di tiro con l’arco vicino al campo sportivo, nata anche grazie all’aiuto dell’associazione Aida, della FITArco Nazionale e della Regione Calabria”.

 

L’impegno di Giuseppe Luciano riguarda non solo il mondo dello sport, ma anche quello della lotta all’eliminazione delle barriere architettoniche. Soprattutto nei piccoli centri è poca l’attenzione rivolta all’abbattimento di tutti quegli ostacoli (scale, assenza di rampe, spazi stretti) che impediscono a persone con disabilità il normale accesso ad un luogo o ad un servizio:
In qualità di consigliere comunale ho alcune deleghe e sto cercando di abbattere qualsiasi tipo di barriera perché se non si tocca con mano non si possono capire le reali difficoltà. Nel nostro territorio, soprattutto nei paesi più piccoli è ancora più difficile. Molte strutture e negozi, anche di recente edificazione, mancano di elementi architettonici adeguati come ad esempio le rampe. Inoltre, un altro problema molto diffuso è l’occupazione dei parcheggi riservati a persone con disabilità o l’ostruzione di questi e dello spazio circostante, che ad esempio mi impediscono di poter uscire dalla macchina. È importante sensibilizzare la gente su questo tema anche attraverso delle dimostrazioni come abbiamo fatto in passato. Io mi metto sempre in gioco, mi faccio vedere, esco a fare delle passeggiate e vado in posta così si può far capire alle persone che esistiamo anche noi”.

 

Per concludere, è fondamentale rivolgersi anche ai più giovani e a chi crede che la disabilità sia un ostacolo per la propria realizzazione. Attraverso lo sport si ha la possibilità di vedere il proprio corpo da una nuova prospettiva e scoprire, così, se stessi e le proprie potenzialità:
Ai ragazzi faccio capire che nella vita può succedere di tutto e che lo sport aiuta tantissimo. Molti di loro in questi anni ci hanno dato soddisfazioni nel tiro con l’arco, come la bella figura fatta a Torino quando hanno rappresentato la Calabria nel trofeo Pinocchio e nel trofeo delle regioni. Ora abbiamo nuove leve di 9/10 anni che nonostante si allenino da pochi mesi hanno già conquistato ottimi risultati. Seguo anche chi pratica motocross, tra cui un ragazzo di San Calogero che gareggia nel mondiale e che fino a qualche anno fa aveva quasi vinto l’europeo. Con questo voglio far capire che l’attività sportiva è fondamentale perché senza di essa non si avrebbero obiettivi ed è necessario che nella vita ci si dedichi a qualcosa. Quando Enza Petrilli ha avuto l’incidente sono andato ad Imola a trovarla perché sapevo benissimo cosa si prova in quei momenti. L’ho rincuorata, spiegandole che si possono praticare anche tante discipline e le ho fatto provare il tiro con l’arco. Dallo sport è rinata e adesso è la sua ragione di vita. Personalmente in questi anni mi sono occupato anche di molti ragazzi con disabilità i cui genitori, per vari motivi, non gli facevano praticare altre attività al di fuori del contesto domestico. Bisogna capire che non ci sono limiti, basti pensare che c’è chi tira l’arco con i denti o con un solo braccio. Volere è potere, ma servono anche dei sacrifici. Se ci si mette in testa questo, si può fare tutto”.
 

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