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Campi d’altri tempi, il Leggendario Giuseppe Lopresti

2023-08-20 13:12

Francesco Lacquaniti

CALCIO, Eccellenza, STORIE DI SPORT, palmese, Storie di Sport, Palmi, Campo Lopresti,

Campi d’altri tempi, il Leggendario Giuseppe Lopresti

Terminate da poco le riprese del film U.S. Palmese dei Manetti Bros, con al centro un calciatore famoso che a Palmi riscopre la passione perduta

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Un campo da calcio identifica una comunità e tutti i campi sparsi qua e là si portano in dote storie uniche che il freddo modernismo (con qualche strenua resistenza…) sta purtroppo via via cancellando. Valicando i confini italiani e oltrepassando la Manica nel cuore del Regno Unito (a Sheffield) vi è un piccolo campo (la capienza non raggiunge le mille unità) dove il calcio ha avuto inizio. Il campo in questione è il Sandygate Road, ci gioca l’Hallam, e lì da oltre due secoli e a nessuno è venuto mai in mente di abbatterlo. Anzi. 

 

Girovagando nelle province italiane e facendo tappa in una cittadina abbarbicata ai piedi di un monte (il Sant’Elia da Elia di Enna) che si tuffa in un mare cristallino dove si intrecciano miti e leggende (Palmi) vi è un campo eretto durante il ventennio fascista (all’epoca Littorio dalla fine della Seconda guerra mondiale Giuseppe Lopresti) ancora fruibile. Con una capienza di circa 1.500 spettatori è la casa della Palmese dal lontanissimo 1932 e sul suo rettangolo di gioco la compagine cittadina più longeva (oggi relegata nel campionato di Eccellenza) ha “scritto” tutta la sua storia impreziosita da pagine epiche. Una delle prime la “scrisse” quando, ammessa al girone finale per la promozione in Serie B (ad aggiudicarselo fu il Taranto), riuscì a mettere sotto la storica compagine genovese dell’Andrea Doria battendola in un memorabile 9 giugno 1935 con un altisonante 4-2 dove a farla da padrone fu l’attaccante classe 1911 di origini goriziane, Francesco Orzan

 

L’Andrea Doria fu soltanto l’ultima delle grandi a cadere a Palmi nel corso di quella stagione la stessa sorte toccò infatti al Cosenza, al Siracusa, alla Reggina (incredibile il 7-0 rifilato agli amaranto) e alla Salernitana; mentre contro la Juventus Trapani di Heinrich Schönfeld [l’unica a tenere il passo dell’irresistibile undici guidato da Sandor Peics, la cui porta era difesa dal più grande numero uno di tutti i tempi che vestì neroverde (il modenese Porthus Silingardi) qualche anno dopo vicecampione d’Italia con il Livorno finito alle spalle del Grande Torino] si concluse in parità. Sul finire degli anni ’30 a cadere furono, invece, il Messina (tripletta del promettente Pasquale Morisco passato l’anno venturo alla Fiorentina) e il fortissimo Catania messo sotto da una rete di Vincenzo Volpe. Attaccante che spesso fece coppia con l’esperto Giovanni Vecchina, ex attaccante della nazionale italiana e della Juventus che si alternava tra campo e panchina. 

 

Andrea Doria, Cosenza, Siracusa, Reggina, Salernitana, Messina e Catania son solo una sparuta lista di grandi squadre che han dovuto cedere l’onore delle armi una volta entrate all’interno di quel perimetro “Leggendario” che molti vorrebbero abbattere ma che è ancora lì pur segnato dall’inevitabile incedere del tempo. Un tempo che (con gli inevitabili alti e bassi della compagine neroverde, il cui pedigree, dopo la Reggina, è il più prestigioso dell’ex provincia reggina) in epoca recente lo ha visto rinverdire i fasti del passato al cospetto delle blasonate Bari e Palermo che, pur primeggiando nel campionato di Serie D (trampolino di lancio per il veloce ritorno nel calcio professionistico), alle pendici del monte Sant’Elia han dovuto accontentarsi del nulla di fatto. 

 

Quanto scritto è solo uno spaccato di un campo e di una piccola squadra di provincia la cui sapiente regia dei Manetti Bros ne ha fatto anche un film (U.S. Palmese… le riprese son terminate da poco) con al centro un calciatore famoso che a Palmi riscopre la passione perduta nei confronti di un calcio che ha ormai perso la sua genuina identità. L’anima.